Era ed è ancora così? Piero Bevilacqua sull’insegnamento della storia, 1997

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A proposito dell’insegnamento della storia, Piero Bevilacqua osservava, nella seconda metà degli anni novanta, come:

“All’interno delle scuole, ad esempio nelle medie superiori […] l’introduzione degli allievi ai fatti della storia è molto simile a un viaggio nel regno dei morti. Si chiede ai ragazzi di intraprendere questa discesa agli inferi, ma senza nessun tremore né emozione. I morti da interrogare sono proprio stecchiti e non comunicano neppure il fremito eccitante della paura. La storia che si insegna nella scuola italiana è la storia dei manuali, vale a dire la storia dei fatti”.

Nello stesso volume, Bevilacqua rilevava:

“Non dimentichiamo, peraltro, che oggi nuove espressioni di informazione storica premono alle porte, con il desiderio di farsi ascoltare, di entrare nella scuola con la loro travolgente forza comunicativa. Pensiamo alla documentazione filmica. Il secolo che sta per finire ci lascia un’immensa eredità di immagini dei fatti memorabili, ma anche della vita quotidiana, dell’ultima stagione dell’età contemporanea. Che posto assegneremo a questo gigantesco deposito di memorie nell’economia dell’insegnamento scolastico?“, ibid. p. 24, [grassetto, ndr]

P. Bevilacqua, Sull’utilità della storia per l’avvenire delle nostre scuole, Donzelli editore, 1997, p. 18.

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