Per una “Public History” italiana nei luoghi della Guerra Civile (1943-1945), di Serge Noiret

La diffusione di una public history anche in Italia non è solo una necessità, ma risponde anche a un bisogno di “godimento” maggiore, nella comprensione e nella consapevolezza, del nostro presente, grazie a una più corretta “visione” delle tracce, anche quelle dissonanti, del nostro passato.

Nel giorno della festa della Repubblica, propongo la lettura di un primo interessantissimo saggio-percorso sui luoghi/documenti della Guerra civile in Italia, del maggiore studioso di public e di digital public history in Italia (e non solo), Serge Noiret. [ndr]

“Gli storici di professione partecipano attivamente ai dibattiti pubblici nei media e la storia viene celebrata nelle pubbliche piazze. Allo stesso momento, una densa rete di istituzioni e di media si dedicano ai beni culturali, alla storia e al patrimonio storico-culturale, aiutando così a confrontarsi con il ruolo che la storia e la memoria recitano nella sfera pubblica. In questo modo, il campo disciplinare della Public History in Italia e in Europa è legato alle identità collettive a diversi livelli: dalle memorie locali alla costruzione di “Heimaten” o luoghi di memoria regionali, nazionali e pan-Europei. I luoghi storici, le piazze, i monumenti, i paesaggi, posseggono tutti un loro significato storico locale, regionale e nazionale che aspetta il lavoro dei “public historians”, gli storici pubblici, per incontrare l’interesse delle diverse comunità che li circondano e che cercano di interpretare il passato anche grazie a chi fosse in grado di decifrarlo. Gli Europei –ma questo è vero in tutti i continenti- cercano di conservare, proteggere ed interpretare le loro storie, le loro identità e tradizioni multi-dimensionali e le testimonianze diverse dall’archeologia alla storia orale, che ne rendono conto. Questa ricerca passa attraverso la pratica della Public History.” [continua a questo link, ndr]

Un ringraziamento speciale al Prof. Serge Noiret per la possibilità di pubblicare il suo saggio e soprattutto per la sua attività di sensibilizzatore in Italia per la promozione della public history.

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