Le scuole di quattro comuni raccontano “La memoria della II guerra mondiale nel Lazio”, anche con l’uso delle fonti audiovisive

inglesi_americani1944Italia

Truppe britanniche e Rangers americani si incontrano sulla strada di Anzio-Roma, 23 gen 1944, dagli archivi dell’Imperial War Museum

A cura e con il coordinamento del Prof. Donato Maraffino, docente di Storia e Filosofia, i Comuni di Priverno, Prossedi, Roccasecca dei Volsci e Sonnino hanno vinto un bando della Regione Lazio per la realizzazione di percorsi nella Memoria diffusa della storia delle comunità locali. A 70 anni dalla “liberazione” in queste zone, il tema è quello della memoria della II guerra mondiale, che qui ha, come noto, una specificità che distingue il vissuto delle popolazioni di questi luoghi da quello delle comunità del centro-nord d’Italia. Memorie locali divise e diverse dalla memoria ufficiale, che riemergeranno grazie a questo progetto della durata di quasi un anno.

Il progetto ha avuto inizio con una serie di incontri seminariali per insegnanti, di approfondimento delle tendenze storiografiche nonché sull’uso delle fonti audiovisive, orali, antropologiche. Alleghiamo il programma di ottobre 2014:

Priverno_Incontri_Ottobre_2014

La sottoscritta ha tenuto una delle prime lezioni sull’uso delle fonti audiovisive, orali, fotografiche, rinviando in conclusione, al percorso per insegnanti pubblicato (e recentemente aggiornato) su questo sito: Metodologie per l’uso delle fonti audiovisive nelle scuole e all’università, inoltre al volume Le fonti audiovisive per la storia e la didattica.

Come recita il “prologo” del progetto, a cura del Prof. Maraffino:

Ricordare gli eventi e i fenomeni della Seconda Guerra Mondiale non è ritualità. Vi sono fatti nella storia che per la quantità dei cambiamenti impressi alla società e la profondità delle modifiche economiche, sociali, politiche e della mentalità collettiva e individuale, fanno sentire le loro onde d’urto ben oltre i decenni che li seguono. Inoltre, la profondità di quegli stessi eventi lasciano segni (valutabili diversamente) che permangono anche con i passaggi delle nuove generazioni. E’ così a tutti evidente che il tramonto del secolo ideologico, non ha segnato la fine della funzione della storia e della memoria, perché il fine di creare una democrazia forte ha bisogno di una memoria piegata non agli usi politici o ideologici, ma esclusivamente alle valutazioni critiche, fondate sugli eventi e sulla necessità della continua reinterpretazione. In questo contesto, il processo di appropriazione della memoria subisce un andamento particolare: quegli eventi interpretati da vicino con le lenti dei contrasti ideologici e politici, con il tempo si depurano portando alla luce nuove letture, inattesi dati o addirittura fenomeni e storie mai analizzati come è avvenuto nella storiografia europea e italiana circa la seconda guerra mondiale, le cui ricerche negli ultimi 30 anni stanno portando alla luce nuovi eventi e fenomeni per nulla o parzialmente analizzati dalla storia politica o militare. In questo scenario si inserisce la finalità progettuale della proposta: appronfondire la peculiarità del vissuto delle popolazioni locali nel territorio lepino attraversato dalla guerra secondo tre modalità:

  1. la violenza dei fronti i guerra e la ricaduta dei fenomeni bellici (1940-1944) sulle comunità nel determinare una difficile situazione sociale economica e la crisi delle famiglie per la leva militare obbligatoria, la crisi dell’esercito sui fronti extra europei, il decesso o la prigionia;

  2. il vissuto diretto degli eventi della linea Gustav e lo spostamento del fronte militare dal sud pontino ai Monti Lepini, alla pianura bonificata e a Littoria (1943-1944) attraverso la sofferenza per i bombardamenti, la crisi dell’esercito italiano, la fine del fascismo e l’attraversamento degli eserciti alleati con la scia di fenomeni poco analizzati dalla storiografia generale: la memorialistica “minore”, la violenza sui civili (stragi nazifasciste) e sulle donne.

  3. L’inizio della rinascita democratica dall’estate del 1944 e la ricostruzione e il lascito di distruzione materiale e di crisi politica nella ineludibile nuova e contraddittoria realtà della provincia di Littoria-Latina….”

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