FDR. Franklin Delano Roosevelt, di Antonella Pagliarulo

FDR1“I think this would be a good time for a beer”: così il Presidente Roosevelt, nato il 30 gennaio 1882, commentava la fine del “regime secco”, il proibizionismo, sancita da emendamento approvato dal Congresso il 20 febbraio 1933, ratificato il 5 dicembre. Un modo per iniettare un pò di ottimismo in una nazione flagellata da 4 anni di crisi. Ripercorreremo  con lo sguardo dei cinegiornali fascisti l’America del New Deal di FDR, la storia del leggendario presidente che ha guidato gli Usa, dal 1933 al 1945, attraverso due delle più grandi crisi del ‘900: la Grande Depressione e il secondo conflitto mondiale.

La crisi  del ‘29  – vissuta in prima persona anche dal giovane italo-americano Michael Nicholas Salvatore Bongiorno che ricordava: “mio padre si ritrovò improvvisamente in ginocchio. Aveva investito praticamente tutti i suoi averi e perse tutto. Parlo di parecchi milioni di dollari, volatilizzati in poche ore. Annichilito, ci spiegò che la nostra vita era cambiata e chiese alla mamma di tornare a Torino” –  è raccontata nei giornali Luce attraverso i provvedimenti anticrisi adottati negli anni Trenta dal nuovo Presidente. Raramente troviamo tracce delle proteste sociali che attraversavano il Paese in quegli anni. Con qualche eccezione: il servizio “Dimostrazioni a Washington dei reduci di Guerra”, mostra, senza chiarire molto, le immagini della celebre marcia del Bonus Army  del luglio 1932 quando 45.000 veterani della prima guerra mondiale, disoccupati, si accamparono a Washington per avere un bonus promesso nel 1924 per il servizio prestato in guerra. Fanteria e cavalleria, con il supporto dei carri armati, caricarono la folla e incendiarono i ricoveri costruiti dai manifestanti.

“I think this would be a good time for a beer”: così il Presidente Roosevelt, nato il 30 gennaio 1882, commentava la fine del proibizionismo. Un modo per iniettare un pò di ottimismo in una nazione flagellata da 4 anni di crisi. Ripercorreremo  con lo sguardo dei cinegiornali fascisti l’America del New Deal di FDR, la storia del leggendario presidente che ha guidato gli Usa, dal 1933 al 1945, attraverso due delle più grandi crisi del ‘900: la Grande Depressione e il secondo conflitto mondiale

Roosevelt è eletto nel novembre 1932 – anno in cui l’America contava 13 milioni di disoccupati –  ed il 4 marzo 1933 si insedia. 100mila persone riunite davanti al Campidoglio assistono al passaggio dei poteri tra Hoover e Roosevelt e ascoltano l’energico discorso del Presidente che annuncia un programma di lavori pubblici per creare occupazione, di sostegno alle attività agricole, di sorveglianza sulle attività bancarie. Sul sito “American project” è possibile consultare migliaia di documenti online (scritti, audio, video) relativi alle presidenze Usa, dal 1789 ai giorni nostri; qui vi sono gli interventi audio e video di Roosevelt. Il giornalista Amerigo Ruggero, corrispondente della Stampa a New York, chiosava il titolo dell’articolo sulla cerimonia –  “Il programma di Roosevelt” –  con “L’esempio dell’Italia fascista” e chiariva che Roosevelt seguiva le grandi direttive segnate dalla Rivoluzione Fascista.  Questa chiave di lettura spiega forse la simpatia con cui i cinegiornali seguiranno le iniziative dell’amministrazione democratica promotrice del New Deal. Almeno fino allo scoppio della guerra.
Nel 1933 il Presidente visita un campo di lavoro in Virginia: è probabilmente uno dei primi campi del CCC (Civilian Conservation Corps) organizzazione creata da Roosevelt  per l’impiego dei giovani disoccupati in progetti di tutela dell’ambiente.  Nei primi cento giorni di governo viene istituita la National Recovery Administration (N.R.A.) per moderare la concorrenza fra le industrie, sostenere i prezzi, garantire ai lavoratori un salario minimo e un orario di lavoro massimo.  Simbolo della collaborazione delle aziende con la N.R.A. l’aquila azzurra, che vediamo indossare come cappello dalle ragazze sui carri che sfilano nel festoso corteo. Altro provvedimento l’istituzione della Tennesse Valley Authority che provvede allo sviluppo della regione  con poteri di pianificazione economica e sociale; alla T.V.A. fa riferimento il servizio sulla visita di FDR in Alabama.  Nel 1934 Roosevelt, leader carismatico, inventore delle chat al caminetto (i discorsi alla radio, i “fireside chats), è anche allo stadio,“incorreggibile tifoso” dello sport più popolare d’America, accanto al sindaco La Guardia. Ancora gli uomini del CCC al lavoro nella Valle della morte, divenuta nel 1933 monumento nazionale: vi si costruiscono strade, impianti per l’acqua e il telefono, edifici…Come non ricordare i servizi sulle bonifiche in Italia? Ortaggi colossali assicurano i terreni dell’Alaska: nel 1935 Roosevelt offre a 203 famiglie impoverite – come quella della famiglia Joad raccontata da Steinbeck in furore_henry_fonda_john_ford_022_jpg_gfnz

The Grapes of Wrath e portata sugli schermi da John Ford  – del Minnesota, Wiscounsin e Michigan la possibilità  di ricominciare una nuova vita come coloni, nelle valle fertile dell’Alaska dal nome Matanuska.  La storia di questo insolito esperimento dell’amministrazione americana è stata poi raccontata in un documentario “Alaska far away: the New Deal pioneers of the Matanuska colony”.  Toni epici per l’opera di bonifica in California, che trasformerà un arido deserto in una delle regioni più fertili del mondo. Torniamo al disagio sociale. Nel 1936  uno sciopero degli addetti ai servizi dei grattacieli, che rivendicano paghe più alte costringe gli inquilini dei piani alti ad adottare degli escamotage per fare la spesa;  un anno dopo, utilizzando una forma di protesta sempre più diffusa negli anni 30 i minatori dell’Illinois scioperano restando seduti in miniera – la storia della “guerra” delle miniere dell’Illinois è raccontata dal sito minewar  –  e il cinegiornale stigmatizza le “pratiche antisociali” dei paesi democratici. Nel 1937 Wall Street è scossa da nuove ondate di panico per le fluttuazioni delle quotazioni di borsa. Con la guerra Roosevelt diventerà il bellicista o il guerrafondaio  protagonista di servizi caricaturali sull’esercito americano multirazziale  o, nell’incontro sull’Atlantico con Churchill, alleato dei “senzadio bolscevichi”. Il Presidente del New Deal  condurrà il suo Paese alla vittoria ma non riuscirà a vedere la fine della guerra: morirà per un’emorragia cerebrale  il 12 aprile 1945.

Ringrazio Antonella Pagliarulo per aver acconsentito alla pubblicazione anche sul blog visionandonellastoria.net del suo interessante articolo, on line sul Magazine di Regesta.exe.

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