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La memoria dei campi – Memory of the camps

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Con non poco disagio mi appresto a indicare questo film per la didattica, in vista della imminente giornata della memoria.

Desidero iniziare subito, prima del link al film on line (vedi sotto, scorrendo) con le raccomandazioni per gli insegnanti che decideranno di mostrarlo tutto o in parte agli studenti. Ho trovato infatti delle efficaci “avvertenze metodologiche”, che comprendono anche una guida per gli insegnanti all’uso di questo film, che allego (in inglese): PBS guide to using memory of the camps

Tra le “avvertenze” figurano le seguenti:

• Guardate il film prima del tempo per darvi l’opportunità di riflettere. In questo modo non dovrete gestire le proprie forti emozioni, cercando al tempo stesso di condurre una discussione. 
• Riflettete attentamente sulle ragioni della scelta di mostrare un film e siate pronti ad articolare chiaramente i motivi per i vostri studenti prima della proiezione. Spiegate perché si ritiene che il film sia importante. • Avvertite gli studenti che quello che stanno per vedere è scioccante. • Coinvolgete gli studenti in una breve conversazione su come le persone reagiscono quando vedono le cose che provocano loro disagio e altre emozioni; determinate con loro ciò che costituirebbe un comportamento rispettoso e irrispettoso durante la proiezione. •Si potrebbe avviare una parte di discussione sul rispetto, chiedendo agli studenti come si comporterebbero se un bambino o nipote di uno dei prigionieri fossero seduti accanto a loro. Si potrebbe anche offrire agli studenti che sono sconvolti l’opportunità di lasciare la classe e mettere a disposizione un DVD in prestito che possono visionare in privato più tardi. • Il film non fornisce il quadro storico, ma è molto importante che gli studenti abbiano abbastanza conoscenza della geografia e della storia per essere in grado di collocare le immagini nel loro contesto. • Si consiglia inoltre di assegnare agli studenti la lettura di materiali selezionati. Se la proiezione del film nel suo complesso sembra troppo lunga per i vostri studenti si consiglia di proiettare solo la prima parte del film, che mostra i film di Bergen Belsen. Se si interrompe il film a questo punto, si potrebbe desiderare di leggere agli studenti il ​​racconto che conclude il film. • Subito dopo la fine del film, fare qualche istante di silenzio per consentire agli studenti di riflettere prima di passare alla discussione. • Si potrebbe anche invitare tutti a fare un respiro profondo. • Se gli studenti sono abituati a scrivere le proprie impressioni su un diario, sarebbe opportuno far loro scrivere alcuni dei propri pensieri in privato prima di essere invitati a condividerli pubblicamente.

camps2Le informazioni che seguono sono tratte da vari siti on line, in particolare quello di Frontline, interessantissima emittente televisiva americana attiva dal 1983, specializzata nella produzione e trasmissione di film documentari, con una sezione dedicata anche alla didattica. Le informazioni relative a questo film documentario in particolare, sono state liberamente tradotte dalla sottoscritta. A quanto ne sappia in Italia non sono mai stati ricostruiti il processo di realizzazione di questo film e i suoi contesti. Sarò grata per eventuali correzioni, integrazioni, segnalazioni in merito.

camps3“F3080” era il nome dato ad un progetto di realizzazione di un documentario sulle atrocità tedesche. Il progetto è nato nel febbraio del 1945 nella Divisione Guerra Psicologica di SHAEF (Quartier generale supremo delle Allied Expeditionary Force). Fu lì che Sidney Bernstein, capo della Sezione cinema PWD, ha cominciato i preparativi per la produzione di un film utilizzando il materiale girato dagli operatori in servizio che accompagnavano gli eserciti inglesi, americani e russo. Mentre le forze alleate avanzavano nelle ultime settimane, precedenti la resa tedesca, cineasti della British Film Unit dell’esercito inglese e del Pictorial Service dell’Armata americana hanno cominciato a documentare sistematicamente i campi di concentramento appena liberati.

I primi di maggio 1945, il Ministero britannico delle Informazioni e l’Ufficio Americano of War Information hanno cominciato a collaborare confrontando il materiale cinematografico. In seguito, a un gruppo di registi, tra i quali Alfred Hitchcock, è stato chiesto di sviluppare uno script (sceneggiatura) per presentare con una sintesi filmica le riprese di questi orrori, e per diffondere tale documento con il fine di mantenere vivo il ricordo nella gente. Il documentario sulla liberazione dei campi di concentramento tedeschi nel 1945 è stato assemblato a Londra quell’anno. Cinque di sei rulli film erano sopravvissuti,  stampati, positivi, senza titoli o crediti. Il negativo è stato perso ed è stato in seguito ricavato da una copia positiva al nitrato. In un elenco del 7 maggio 1946 si ipotizza che la bobina mancante, la sesta, fosse quella composta dai film russi della liberazione di Auschwitz e Majdanek. Ma questa bobina era stata lasciata a Mosca nelle mani del cameraman russo che l’aveva realizzata. Nel 1952 i cinque rulli, insieme ad un dattiloscritto non datato, non firmato, che coincide con il film editato, sono stati trasferiti dalla British War Film Office a Londra all’Imperial War Museum. Il Museo ha dato al film il titolo “La Memoria dei campi”.

Quaranta anni dopo questo film è stato trovato negli archivi dell’Imperial War Museum, insieme ai singoli rulli del girato; non era mai stato mostrato fino alla prima messa in onda da parte di FRONTLINE, nel maggio 1985. Ora è possibile vedere on line il film nella versione editata dalla società di produzione americana, inoltre i singoli girati relativi all’apertura dei diversi campi di concentramento.

Su youtube, il film è ancora visionabile in questa versione.

Ma potete visionare anche solo alcuni brani relativi ai singoli campi.

Qui invece la trascrizione del commento del narratore e dei dialoghi.

E’ quanto meno singolare il fatto che sul sito dell’Imperial War Museum non si trovi nessun riferimento a questo film… ma forse non ho cercato bene? Grazie…

Questa la scheda, tratta dal DVD del film in vendita sui principali portali, tra cui Amazon (al miglior costo):

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Director Sidney Lewis Bernstein
Editor Stewart McAllisterPeter Tanner
Executive Producer Sidney Lewis Bernstein
Narrator Trevor Howard
Producer Sergei Nolbandov
Treatment Alfred HitchcockRichard GrossmanColin Wills
Writer Colin Wills

When film crews for the Allied Expeditionary Force entered Nazi concentration camps they found atrocities beyond their imagination. Kept in a vault at London’s Imperial War Museum since 1945, the film shows tragic images of the genocide including scenes of gas chambers, experimentation labs and the haunted, starving survivors. Some footage was filmed moments before the camps where liberated, as Nazi soldiers hurried to cover evidence. In 1945, at the end of World War II, victorious Allied forces marched into central and eastern Europe and made the gruesome discovery of the Nazi concentration camps. Accompanied by camera crews, British and American soldiers captured the full horror of the barbed wire fences, gas chambers, crematoriums, mass graves, and starving survivors in documentary footage that served as a visceral piece of on-the-spot reportage. Unfortunately, the film stock languished in the vaults of London’s Imperial War Museum for nearly 40 years before it was finally rediscovered and reassembled by PBS, who restored Alfred Hitchcock’s narrative script, added superbly straightforward narration by actor Trevor Howard, and finally gave the film its first real broadcast as a FRONTLINE episode in 1985. Unadorned by a musical score and rendered in stark black-and-white photography that does not flinch from showing every last harrowing detail, MEMORY OF THE CAMPS continues to stand as the definitive film testament of man’s inhumanity to man.

23 thoughts on “La memoria dei campi – Memory of the camps

  1. Ho usato questo stesso nastro video PBS nelle mie lezioni di storia con detenuti in carcere. È piuttosto lungo e ho usato estratti da esso. Due altri video gratuiti che consiglio per l’uso in classe è “Triangoli viola” e “Stand Firm”, entrambi ottenuti dalla Watchtower Bible and Tract Society, Brooklyn, NY, USA. Essi contengono diverse interessanti interviste a superstiti dei campi e agli storici. :) Eric

  2. ho cercato di vedere TUTTI i filmati e di leggere TUTTI gli scritti…
    in una scuola superiore ho parlato di “DIARIO 1941 – 1943” di Etty Hillesum
    su fb ho una pagina dedicata a questa grande donna

  3. Consiglio i colleghi intenzionati a lavorare su questo materiale di seguire le bellissime istruzioni contenute nel blog. Se non avete mai fatto esperienza di portare un testimone (vivente) nelle vostre classi, cosa che negli anni Novanta era abbastanza facile da organizzare ora non più per ovvie ragioni, non avete potuto sperimentare le tipologie di circuiti emotivi che si creano tra i ragazzi. La istruzioni contenute nel blog sono bellissime appunto per questo: vi invitano a prefigurare il quadro emotivo che poi vi trovate a gestire; perchè sia efficace deve rivestire sia una valenza catartica sia una di recupero della speranza. Il male è banale, ma non trionfa se il bene si attrezza a non essere ingenuo e dunque a fiutare per tempo le forme del male.

  4. Segnalo, grazie all’indicazione della Scuola di cinema documentario Cesare Zavattini di Roma, la possibilità di visionare on line, diviso in 4 parti, su you tube, anche il film di Claude Lanzmann, “Shoah”, 1985, http://www.youtube.com/watch?v=FAWRK9CJKdk&feature=youtu.be
    Il primo documentario sulla distruzione della popolazione ebraica avvenuta in territorio polacco. Un documento straordinario perché mai prima si erano visti i luoghi e i volti di chi c’era e ha visto, di carnefici e vittime.
    “A mio parere fra tutti i film prodotti sull’irrazionale solo il film di Claude Lanzmann “Shoah” è riuscito nell’intento di sfiorare il labile confine in cui il reale e il narrare per immagini si incontrano all’infinito come due linee parallele nell’indefinibile tempo delle emozioni che scavano nell’animo umano un solco come la goccia d’acqua persistente scava la pietra. Lanzmann ha scelto la voce e i volti dei testimoni senza alcuna enfasi, senza gli atroci documenti dell’orrore con la consapevolezza che nulla ci racconta l’uomo come l’uomo stesso che si narra: con le sue censure, le dilatazioni, le omissioni,i pudori,le ritrosie, i sorrisi con cui si schermisce, le lacrime che non trattiene malgrado ogni sforzo.”
    Moni Ovadia, prefazione al libro di Claudio Gaetani “Il cinema e la Shoah” 2006, pg10

  5. Grazie della precisazione/integrazione dell’Istituto Storico Parri Emilia-Romagna in merito a questo articolo segnalato sulla loro pagina FB dalla sottoscritta:
    “Grazie, Letizia. Abbiamo nel nostro archivio una copia del documentario, tradotto in italiano, che risale agli inizi degli anni ottanta. (è un riversamento in vhs della Cinehollywood, mi pare). In effetti ve ne sono varie versioni, con montaggi diversi, che si sono succedute nel corso degli anni”.

  6. Ho trovato un altro link al film su You tube che ho inserito di nuovo nel testo dell’articolo. Al momento è stato rimosso anche il film su Internet Archive. Speriamo rimanga su Youtube al nuovo link reperito. Attualmente l’Imperial War Museum, citato, ha deciso di restaurare l’esemplare del film che custodiscono da decenni, e di pubblicizzare tale operazione (gennaio 2014). On line si trovano molti articoli che pubblicizzano, sia in Italia che in ambito internazionale, questa iniziativa. Forse per questo sono stati rimossi i precedenti link al film visionabile on line.

  7. Buongiorno, grazie per questo utilissimo articolo. Mi sono occupata di questo film per la mia tesi di laurea e segnalo dunque una pubblicazione sull’argomento: Benedetta Guerzoni, The Memory of the Camps, la storia incompleta, in Shoah, al dilà del visibile. L’immagine audiovisiva come testimonianza storica (a cura di Alessandro Mazzanti e Paolo Simoni), edizioni Magma 2007. Il prossimo 17 maggio sarò al Mémorial de la Shoah di Parigi per presentarlo insieme a Toby Haggith dell’Imperial War Museum, responsabile del restauro.

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