Collezioni e archivi audiovisivi in rete… un convegno all’Aamod per tanti, troppi temi :)

A distanza di un anno dal convegno dedicato al tema vasto e complesso delle fonti audiovisive nell’era della rete (qui il link ai video atti), con questo secondo appuntamento si da seguito al dibattito, approfondendone alcuni aspetti…

L’incontro (qui il link al programma) che si svolgerà il 23 maggio 2017 presso l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico ha come obiettivo, tra altri, quello di far dialogare campi disciplinari e professionalità diverse che da anni si misurano con la valorizzazione delle risorse audiovisive in rete, che organizzano e restituiscono sul web 2.0 le fonti storiche filmiche, che creano, usano, riusano, diffondono e veicolano messaggi, contenuti, punti di vista, beni culturali nella rete, nelle forme e nei racconti propri dei documenti audiovisivi. L’interessante non è solo conoscere la provenienza di questi documenti, o sapere se siano d’archivio o di nuova realizzazione, ma anche riconoscere ed essere in grado di analizzare gli ambienti, i contesti, le piattaforme prodotti oggi per la loro organizzazione, gestione, restituzione in rete. Come sappiamo, infatti, nel web 2.0 l’interazione con gli ambienti di fruizione assume una rilevanza particolarmente significativa, contribuendo alla creazione di nuove produzioni e di nuovi immaginari. I documenti possono/potranno essere presi, riutilizzati, diffusi, ricontestualizzati altrove, all’insegna spesso di altri, differenti punti di vista, esigenze, narrazioni, obiettivi. Ma quali documenti? Le fonti realizzate, scelte e trattate, organizzate e restituite in un certo modo da altri soggetti (produttori di contenuti, responsabili del trattamento e intermediari per la restituzione sul web). Se questa filiera rappresenta in parte una pratica, o meglio, la testimonianza di pratiche creative, di elaborazione, di crescita, di riuso a fini di studio, ricerca, condivisione appunto di saperi, dall’altra determina l’incertezza della provenienza, l’era della frammentazione, dei vuoti, con il rischio dell’uso pubblico strumentale, falsato, decontestualizzato, un uso a volte consumistico.

Quali dunque le professionalità chiamate a confrontarsi in questo incontro? Dagli storici, agli archivisti tradizionali, ai giornalisti d’inchiesta-autori registi, che sempre più si misurano con le narrazioni/inchieste audiovisive sul web 2.0, ai conservatori di teche, cineteche, archivi audiovisivi, a esperti di mass media, insegnanti, giuristi. In particolare questi ultimi sono chiamati a fornire delle bussole per una navigazione e una “ricerca” il più consapevoli possibili, in acque territoriali e non, fornendo indicazioni su regole e norme che spesso, proprio per il senso di facilità di utilizzo di tutto e su tutto nella rete, si ignorano, con i rischi che questo comporta.

L’archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico ha sempre avuto come obiettivo quello di riuscire a far dialogare professioni e punti di vista diversi sulla gestione e valorizzazione, quindi uso, dei patrimoni di immagini. Anche nell’era della rete, i bisogni di colloquiare, di contribuire allo sviluppo di riflessioni per la messa a punto di pratiche sociali condivise, riconoscibili, restano al primo posto nelle iniziative di studio e di approfondimento di temi relativi al trattamento e alla comunicazione audiovisiva e multimediale delle risorse di immagini d’archivio. Pratiche che, come noto, non sono mai neutre.

Si insiste comunque e sempre con gli insegnanti, ovvero sull’importanza del loro coinvolgimento al fine di portare nel mondo della scuola l’uso delle fonti visive per la didattica, anzi per le didattiche, con lo sviluppo di competenze produttive digitali, partendo dalla formazione alla specificità dei linguaggi dei media, pratiche disciplinari ancora troppo e “inspiegabilmente” sottovalutate dalle istituzioni, in primo luogo dal Miur, ma fondamentali per la crescita e la maturazione di consapevolezza nei ragazzi delle realtà e delle società in cui vivono. Tema antico, indicato con una forza di rara persuasività da Cesare Zavattini nel secondo dopoguerra, purtroppo tuttora attualissimo.

Si torna, con questa iniziativa, a coinvolgere gli esperti della comunicazione politica e sociale, i giornalisti d’inchiesta, che usano sempre più spesso fonti audiovisive storiche accanto a quelle nuove. Un terreno non nuovissimo per loro, che li vede misurarsi con un pubblico più variegato rispetto a quello esclusivo della carta stampata o della televisione. Gli studiosi dei media, d’altra parte, anch’essi ormai figure “ibridate”, tra giornalismo, antropologia, sociologia, storia, multimedialità riescono con maggiore facilità a render conto dei processi e dei risvolti sociali e antropologici, appunto degli usi delle risorse in rete, e non solo, attraverso ambienti e piattaforme, strumenti e tecnologie sempre più sofisticati e integrati, al punto da diventare appendici umane e viceversa. Dall’idea/slogan “la televisione siamo noi”, alla constatazione che le reti e tutto ciò che il digitale consente, siamo noi, nel momento in cui i mobili stessi diventano strumenti e laboratori di organizzazione del sapere, nuovi archivi in divenire, privati che si fanno pubblici ed entrano nel pubblico, e, viceversa, con il pubblico che entra nel privato grazie al mobile, ai social, alle piattaforme sempre più sofisticate nella loro semplicità apparente, grazie alla possibilità di una connessione ormai senza soluzione di continuità. Perfino nel post più personale, su uno qualsiasi dei vari social, si trovano risorse audiovisive storiche legate magari a narrazioni private… cambia dunque anche il rapporto con la storia, con il fare storia non solo da parte dei professionisti.

Forse il dialogo e il confronto tra giornalisti, esperti di media, storici, sociologici, insegnanti ed esperti di fonti archivio, archivisti e documentalisti, nuove figure professionali che spesso comprendono in sé tutte queste competenze, dovrebbero essere più costanti e sistematici, sia per gli aspetti relativi alla conservazione delle risorse digital born, delle banche dati sul web, dei siti giornalistici on line, delle piattaforme fruibili sul mobile, sia per una riflessione più attenta sull’uso successivo alla pubblicazione in rete di archivi e fonti di immagini, inchieste giornalistiche multimediali, limitandoci a questo, nel contesto che riguarda questa iniziativa.

Fare storia nel e del presente comporta forse la necessità di pensare anche a nuove e sempre più performanti narrazioni nel e per il web, tenendo conto degli usi e dei riusi successivi dei documenti. Interrogarsi sulle profondità e sullo spessore delle diverse modalità di fare e fruire del giornalismo multimediale, che riusa materiali d’archivio, con un esercizio di analisi dei linguaggi da proporre soprattutto nelle scuole, potrebbe davvero aiutare i ragazzi, la scuola in generale, a comprendere modalità diverse e nuove di rappresentazione dei presenti, di quanto accade oggi, posti in relazione diretta con i passati. Ancora una volta è necessario ribadirlo: solo attraverso l’educazione, a partire dalla scuola, ai linguaggi dei media, alle forme delle rappresentazioni visive, è possibile sviluppare uno spirito critico sull’uso pubblico delle storie in rete, e non solo.

Si riflette nel convegno sulle nuove figure, con competenze diverse, per la gestione delle risorse on line, che propongono un modo nuovo di valorizzare le fonti audiovisive d’archivio, tra archivistica e giornalismo, tra metodo storico e digital storytelling. Si tratta di nuovi professionisti, sempre più preziosi, creativi, esperti di ricerche d’archivio, di risorse digitali, della loro organizzazione e valorizzazione. Rappresentano una bussola, degli “alleati” fondamentali per tutti i formatori, per i pubblici generalisti e specialistici, per la scuola, certamente con i loro punti di vista… tra questi i public historian, per esempio.

L’offerta/disponibilità gratuita di tante e tali risorse, audiovisive nello specifico, direttamente consultabili on line non si era mai vista prima, ma ancora non si è riflettuto abbastanza sull’importanza delle competenze digitali nel saperle individuare, contestualizzare, usare, praticare per gli scopi più diversi. Saper fare ricerca nel web, saper interrogare le fonti del presente come del passato è tutt’altro che semplice. Ancora, al primo posto, è un problema di conoscenza dei linguaggi, di conoscenza, a partire dal mondo della scuola, dei “nuovi” documenti e delle loro forme, delle loro trasformazioni, perfino di cosa e quali siano i beni culturali, oltre quelli tradizionalmente intesi (opere d’arte, architettoniche, archeologiche). Le risorse in rete, nello specifico audiovisive, al di là delle piattaforme e degli strumenti dove e con cui si possono cercare, necessitano, da parte di chi le vuole usare, come tutte le fonti, di essere individuate, di sapere dove si trovano, di conoscere in quali contesti e da chi siano prodotte, quindi ordinate e organizzate, e soprattutto di saperle “criticare”, interrogare, di avere chiare le domande che si vogliono loro rivolgere, nell’era appunto delle piattaforme web, delle app, degli strumenti mobili, grazie ai quali e dove tutto sembra così a portata di mano e facile da reperire e utilizzare.

Oltre ai mediatori, agli operatori culturali che trattano innanzitutto fisicamente queste fonti, altre figure svolgono un ruolo fondamentale ai fini della loro individuazione: gli sviluppatori di nuove tecnologie quali quelle legate ai linked open data, al web semantico. Si tratta di una rivoluzione, dopo quella digitale, di tipo cognitivo: non bastano più le competenze legate all’organizzazione delle fonti, al loro trattamento e alla loro valorizzazione “isolata” sul web, ma di immaginare le fonti come parti di organismi culturali connessi semanticamente, in cui non solo si possa fornire accesso ai patrimoni, ma renderli parlanti e complementari, sviluppando una modalità/logica nuova di ragionare attraverso e sul web, quindi di fare ricerca, di interrogare le reti e al tempo stesso di interrogarsi, riformulando ogni volta le proprie domande, a seconda delle risposte, spesso inaspettate, che il web semantico potrebbe fornire.

Ma forse i temi sono davvero troppi… probabilmente i più urgenti e sentiti emergeranno naturalmente nella giornata di riflessione proposta dall’Aamod.

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2 thoughts on “Collezioni e archivi audiovisivi in rete… un convegno all’Aamod per tanti, troppi temi :)

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