Cinema delle origini e storia: inquadrare per comprendere

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Credo sia noto il legame molto stretto tra la nascita del cinema italiano e il suo “uso” per “educare”, finalizzato alla costruzione di una identità nazionale, attraverso la rappresentazione per esempio delle memorie e dei valori patriottici del Risorgimento, naturalmente secondo la sensibilità, le esigenze, le urgenze, i contesti storico-politici e sociali del tempo in cui i film sono stati realizzati. Non è un caso, come sottolinea Carlo Felice Casula che il primo film a soggetto della storia del cinema italiano sia stato La presa di Roma, di Filoteo Alberini del 1905[1]. Aspetti ampiamente ed esaustivamente indagati negli interessanti saggi del volume che accompagna il dvd con due film delle origini, restaurati nel 2005, Da La presa di Roma a Il piccolo garibaldino. Il volume, pubblicato dalla Gangemi nel 2007, è un ottimo strumento per gli insegnanti per comprendere il cinema delle origini come agente di storia, come fonte per comprendere la storia nel momento della sua produzione, quindi come strumento di narrazione storica e di uso pubblico della storia.

Giovanni De Luna sull’uso pubblico della storia e sul tema della «memoria ufficiale», ovvero della «memoria culturale», «non naturale», ma costruita, ha osservato che si tratta di una memoria che «può essere realizzata solo artificialmente […], per cui chi costruisce memoria sceglie di volta in volta, intenzionalmente, quali aspetti del passato sia necessario far vivere nel presente. Lo Stato in particolare lo fa avvalendosi di molteplici strumenti: libri di storia, manuali scolastici, monumenti, toponomastica, festività pubbliche, rituali politici [e, aggiungiamo noi, anche attraverso il cinema e i media]. La memoria ufficiale è dunque un progetto, una costruzione, è pubblica e non privata, normativa e non spontanea, collettiva e non individuale, e si presenta come la risultante di un ‘patto’ in cui è lo Stato a fissare i termini per cui ci si accorda su ciò che è importante trasmettere alle generazioni future»[2].

Alla costruzione di una memoria ufficiale il cinema italiano (non tutto il cinema) ha appunto contribuito (così come la letteratura e gli altri media) e continua a farlo, sin dalle sue origini. Un primo esercizio, nella scuola, di uso di queste fonti cinematografiche dovrebbe essere proprio finalizzato, una volta acquisite le abilità di decodifica del linguaggio specifico, allo svelamento della costruzione del consenso, della costruzione di un immaginario di memorie comuni “indotto”, anche grazie al confronto con la storia narrata nei manuali coevi – se possibile rintracciarli -, quindi con la storia raccontata nei manuali attuali.

Uno dei problemi principali a volte è quello del reperimento di questi film per il loro uso a scuola. Il mondo degli archivi di cinema è ricchissimo di fonti ormai in gran parte accessibili integralmente on line, a cominciare proprio dai film del periodo del muto, di cui si è perso circa l’80 % della produzione, come noto. Quasi tutte le cineteche italiane sia sul proprio sito, sia sui propri canali YouTube, o su piattaforme dedicate a progetti specifici, hanno pubblicato on line molti loro tesori (per esempio la Cineteca del Friuli). Non solo le cineteche italiane, ma anche, in misura maggiore, quelle di altri paesi, da più tempo attente all’educazione cinematografica nelle scuole, alla promozione dell’uso didattico delle fonti filmiche, soprattutto in Francia, in Gran Bretagna e negli Usa.

Purtroppo le risorse sul web sono  poco o affatto conosciute e utilizzate nelle scuole italiane, tranne le eccezioni. Tra l’altro, se si prende in considerazione il cosiddetto periodo del muto, potrebbero essere minori i problemi dei diritti per la fruizione, comunque ad uso educativo e culturale, quanto meno per le risorse pubblicate nella rete (spesso cadute in pubblico dominio, o messe a disposizione proprio per tali scopi dalle strutture di conservazione).

Ci si chiede, quindi, quanto gli insegnanti siano “pratici”, ovvero se conoscano o sappiano esplorare e consultare tali ricchezze sul web, pronte all’uso da parte loro, grazie alle LIM, ai tablet, alla rete in generale. Portali e siti, nonché blog, che si occupano di cinema e che pubblicano risorse specifiche, possono affiancare efficacemente i manuali di storia, rappresentando nuove metafonti, e nuove modalità per esercitare una public history anche in Italia. Temi affrontati dalla sottoscritta anche in Fonti filmiche, archivi, didattica (Il Mondo degli Archivi, agosto 2014).

Bisogna porsi il problema, inoltre, di come insegnare a riconoscere, nelle tante immagini prodotte, anche il loro valore estetico e poetico, oltre di documento.

Rispetto alla storia “pubblica” proposta nei manuali, è possibile costruire con i ragazzi percorsi diversi, esplorare punti di vista nuovi, anche attraverso l’uso del cinema del periodo del “muto”, operazione che potrebbe apparire più ardua, essendo il linguaggio e le forme espressive del cinema delle origini lontani dalla rappresentazione del “reale” proposta dal cinema successivo, dopo la scoperta del montaggio, del sonoro, e di ben altro ancora. Ma l’elemento di base del linguaggio cinematografico è rimasto sempre lo stesso: l’inquadratura. Sul concetto e la sperimentazione dell’inquadratura, a partire dai film delle origini, si possono costruire laboratori interessanti e divertenti con gli studenti. Prima ancora di analizzare i contenuti narrativi delle inquadrature nei vari quadri delle opere “mute”, sarà fondamentale far sperimentare, attraverso la costruzione di un visore (con scatole di cartone, quindi con l’uso finanche dei propri cellulari), l’atto dell’inquadrare, con tutte le riflessioni che comporta in termini di scelte di inclusione ed esclusione, scelte delle angolazioni, dei movimenti (non della macchina in tal caso) che si decidono di far svolgere all’interno della cornice che delimita lo spazio/tempo di una inquadratura, così come degli oggetti che si sceglie di inserirvi, ragionando quindi sul significato di tutte le scelte fatte.

Per un ragionamento su come i film agiscano nella costruzione del proprio immaginario, soprattutto con i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di I grado, può essere interessante, dopo aver mostrato loro per esempio i film citati, e aver spiegato l’inquadratura, chiedere di disegnare, così come li ricordino, i diversi quadri (e al loro interno le diverse inquadrature) dei film. Quindi confrontare e commentare i disegni, facendo riflettere su come ognuno di loro abbia privilegiato un aspetto piuttosto che un altro, e sul perché ne sia rimasto più colpito. Sono solo degli esempi veloci… Ai ragazzi più grandi per esempio, dopo una preparazione adeguata al linguaggio di base del film, si potrebbe proporre l’opera di cineasti artisti quali Gianikian e Ricci Lucchi che hanno lavorato e riusato, grazie all’invenzione della “camera analitica” e di ben altro, i film d’archivio del periodo “muto”, in particolare utilizzando i fotogrammi e le inquadrature dei film di Luca Comerio, realizzando opere come Dal Polo all’Equatore e la Trilogia sulla Grande Guerra.

Ancora, tra cinema e teatro, si potrebbe proporre ai ragazzi, organizzati in più gruppi, di costruire, anche con la scrittura, dei quadri viventi, che potranno essere ripresi con i mezzi a loro disposizione, cellulari e tablet, che raccontino, alla stregua dei primi film della storia del cinema, un fatto storico studiato sul manuale, chiedendo loro di intrecciare fonti differenti sull’argomento, ovvero di metterlo in scena. I diversi film verrebbero poi messi a confronto per far emergere le diverse scelte, modalità di rappresentazione, etc., ma soprattutto si potrebbe insegnare, in tal modo, anche l’importanza del lavoro collettivo, caratteristica peculiare di ogni opera/prodotto del cinema. L’aspetto produttivo, quindi anche industriale e commerciale di un’opera cinematografica, andrà anch’esso messo in risalto: per esempio spiegando le figure del produttore e del distributore, facendo riflettere i ragazzi su come pubblicizzerebbero i loro brevi film, ma soprattutto, per quale tipo di pubblico abbiano pensato o penserebbero di realizzarli. Il rapporto tra tecnologia, esigenze industriali, politiche, di propaganda, educative e culturali nel mondo del cinema è talmente stretto sin dalle origini, che non potrà non essere studiato e indagato nel mondo della scuola.

Lo scopo principale è sempre quello di stimolare i ragazzi, come gli adulti, una volta apprese le nozioni di base del linguaggio audiovisivo, soprattutto all’esercizio della riflessione, del dubbio, in altre parole ad interrogarsi, a cercare le proprie risposte su fatti, eventi, fenomeni storici e sociali. Per gli insegnanti, oltre che per i ragazzi, sarebbero importanti anche le visite alle principali Cineteche di conservazione del cinema muto (ma non solo) in Italia, forse le più importanti al mondo, e conoscere la storia anche del recupero, della salvaguardia, della valorizzazione del cinema dalle origini all’avvento del sonoro (naturalmente anche di quello successivo).

[1] Si veda C.F. Casula, Le fonti filmiche per l’insegnamento della storia, in L. Cortini (a cura di), Le fonti audiovisive per la storia e la didattica, Aamod-Effigi edizioni, 2014, p. 32.

[2] Cfr. G. De Luna, La Repubblica del dolore. Le memorie di un’Italia divisa, Feltrinelli, 2011, p. 21.

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