Giorgio Israel, 1945-46

Giorgio Israel: immagini e archivi, storia e memoria …

Saluto con grande affetto e commozione il Professor Giorgio Israel, con il suo amore per la musica, per l’arte, per la storia tout court, oltre per la scienza e la matematica. Ricordo con ammirazione e gratitudine il suo garbo e la sua profondità di riflessione, la gentilezza, la sensibilità e la creatività …

Ripropongo un’intervista che ebbi il piacere e il privilegio di fargli alla fine del 2007, già pubblicata sulla I edizione de Il Mondo degli Archivi, ma attualmente non più accessibile.

L’intervista fu realizzata nell’ambito di una inchiesta che coinvolse molti intellettuali, conservatori, operatori culturali, studiosi e si intitolava La memoria visiva di chi pensa e crea. Furono realizzati un Dossier, che raccoglie, grazie all’impegno di numerosi operatori, oltre 70 interviste, e un convegno a cura della sottoscritta per la Fondazione Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, in collaborazione con Multimediarchitecture. Il Dossier completo si può richiedere in pdf alla Fondazione Aamod: info@aamod.it. Qui la presentazione dell’iniziativa e il programma con alcuni materiali.

Il Prof. Giorgio Israel mi fornì, con l’autorizzazione alla loro pubblicazione, anche alcune immagini di famiglia che lui illustra nelle risposte relative all’ “esperienza personale” (evidenziate a seguire in grassetto e in corsivo).

DOMANDE
Nelle domande che seguono per immagini in movimento intendiamo ciò che comunemente viene chiamato film (fiction o non fiction …), di qualunque genere esso sia (anche pochi minuti di un girato).
Per immagini fisse intendiamo le fotografie.

I PARTE – La conservazione della memoria visiva
1. Secondo lei è giusto/importante conservare tutte le immagini in movimento, o le fotografie?
2. Lei lo fa, in ambito privato? Perché? Che esperienza di “uso” di immagini ha nel suo privato?
3. Conosce archivi audiovisivi o cineteche italiane? Se sì, quali?
4. E’ a conoscenza dei patrimoni che conservano e delle loro attività? Ha esperienza di consultazione dei loro patrimoni? Se sì, quale e come?
5. Ha un’idea delle problematiche relative alla conservazione delle immagini in movimento e fisse, ovvero dei loro supporti?
6. I grandi giacimenti di memoria visiva, a suo avviso, per quali eventuali usi e/o riusi potrebbero o dovrebbero servire, e da parte di chi, al di là del loro impiego per esempio in nuovi programmi televisivi, o in film, da parte di esperti del settore, resgisti, storici contemporaneisti, studiosi di cinema, fotografi?
II PARTE – L’esperienza personale
1. Le immagini in movimento e fisse del passato, o del presente, quanto hanno influito o influiscono sulla sua condizione esistenziale ed inoltre sulla sua attività creativa e sul lavoro che svolge?
2. Quanto esse condizionano il suo rapporto con la realtà? A suo avviso lo possono condizionare nella società in generale?
3. Potrebbe scegliere (senza pensarci troppo) e raccontare alcune immagini in movimento o fisse che l’hanno colpita, per qualunque motivo, e che trova profondamente significative (dalla nascita della fotografia e del cinema a oggi, dalla sua infanzia ad oggi)?
4. Al di là dei film d’autore, quindi come opera d’arte, le immagini in movimento quale valore hanno o potrebbero avere?
5. Una poetica delle immagini (non solo un’estetica) potrebbe esistere?
6. Soprattutto si potrebbe parlare di un’etica delle immagini?
7. Educare i giovani all’immagine, cosa comporta, essenzialmente, a suo avviso?
8. Lei come spiegherebbe a un bambino l’importanza (la magia, la poesia, il valore storico-documentario, artistico), ma anche la “pericolosità”, delle immagini in movimento o fisse?

LE RISPOSTE DI GIORGIO ISRAEL

I PARTE – La conservazione della memoria visiva
1. Senza dubbio la conservazione è importante, ma temo che con le nuove tecnologie digitali ci sarà un eccesso, un accumulo incontrollabile di questi materiali.
2. Sì, nel mio privato raccolgo e produco immagini, soprattutto famigliari. Faccio un uso attivo, anche se amatoriale di foto e di filmini. Ma anche nel privato, con la diffusione di macchine fotografiche e videocamere digitali, vi è un accumulo eccessivo di foto e film. Spesso non c’è tempo di vedere i documenti prodotti. I documenti e i dati raccolti in elettronico sono superiori ai tempi umani capaci di consultarli, vederli.
3. Io mi occupo in particolare di storia della scienza. Ricerco e frequento quindi soprattutto biblioteche, archivi e musei della scienza. Ma in Italia questi sono ancora pochi e poco attrezzati sul versante della raccolta e conservazione dei materiali fotografici e audiovisivi. Hanno iniziato di recente. Mi è capitato di consultare patrimoni audiovisivi soprattutto in strutture estere, per esempio a Parigi, nelle biblioteche, nel Palais de la Découverte, e a La Villette. Qui, nell’ambito di una mia ricerca ho potuto scoprire un film del 1937 che illustra le ricerche di biologia matematica di Vito Volterra e il cui regista è Jean Painlevé, pioniere della cinematografia di divulgazione scientifica. Questo film è stato recuperato e ne ho una copia in Dvd. Si tratta di circa 16 minuti ed è interessantissimo. Ho acquistato inoltre foto e film negli Stati Uniti, relativi a grandi scienziati. Negli Stati Uniti, sul fronte della storia della scienza hanno una maggiore sensibilità per la documentazione audiovisiva e fotografica, sia per quanto riguarda la raccolta di questi documenti, la loro conservazione e il loro uso didattico all’università, ed editoriale. Possiedo il CD Audio con la trascrizione del testo della “lost lecture” del grande fisico Richard Feynman.
4. Conosco abbastanza il patrimonio dell’Istituto Luce, anche perché mi sono occupato di storia della scienza durante il fascismo e di Vito Volterra.
5. Non molto dal punto di vista tecnico. So che le pellicole in nitrato hanno problemi di conservazione. Il digitale probabilmente può aiutare nel restauro. Anni fa, in collaborazione con Ansano Giannarelli, ho sceneggiato alcuni film per la televisione, dedicati alla vita di scienziati. So per esempio che quei film, realizzati in videomagnetico, corrono seri rischi di conservazione.
6. Penso a un uso anche commerciale, perché no? Chiaramente sono riutilizzabili a fini storico-scientifici e artistici, a fini didattici. Però ritengo che bisogna calibrare bene l’uso didattico degli audiovisivi nelle scuole. Sono rischi analoghi a quello dell’uso del computer per scopi didattici. Occorre evitare che gli strumenti audiovisivi si sostituiscano allo studio vero e proprio, distraendo da questo i ragazzi. Possono infatti, se utilizzati non bene, essere ipnotici e diseducativi, alla fine. Penso possano andare bene soprattutto dalle scuole di istruzione superiore. Debbono funzionare come sussidi opportunamente utilizzati nelle lezioni classiche.
II PARTE – L’esperienza personale
1. Hanno influito e influiscono molto. Anche sul piano del mio lavoro scientifico. Le fotografie, le immagini, anche filmiche, di scienziati al lavoro o meno, trasmettono l’atmosfera di un’epoca storica, e aiutano a ricostruire un contesto storico. I vestiti, gli ambienti, le atmosfere e le mentalità vengono restituite dall’immagine. Questo apporto è fondamentale per la storia della scienza. Per esempio i libri di storia della scienza negli Stati Uniti sono pieni di fotografie, mentre da noi vi si fa scarsissimo ricorso. Anche nell’ambito della mia vita privata, le immagini famigliari sono importantissime. Ma ritengo necessaria una selezione: non c’è tempo di vedere centinaia e centinaia di foto. Anche la mia memoria opera una selezione. Conservo nella mia memoria alcune immagini importanti dei miei cari, che hanno un valore particolare. Per esempio, le fotografie dei miei genitori colte in strada, ad opera dei fotografi che, fino agli anni cinquanta, ritraevano le persone e poi vendevano loro le foto. In molte ci sono anche io da piccolo. Ne ho una veramente unica, dove privato e storia si intrecciano in modo incredibile. E’ una foto del 1940 in cui mia madre e mio padre
camminano per una strada di Roma leggendo un giornale dispiegato sulla cui prima pagina si legge: “Otto armate tedesche entrano in Belgio…”. In quella foto un drammatico evento storico si intreccia con un dramma familiare e personale. È un’istantanea ad opera di un fotografo che li ha ritratti di sorpresa e poi loro hanno acquistato questa immagine. Ne conservo un’altra in cui, all’età di poco più di un anno, cammino con mio padre in via Nazionale a Roma, e accanto si vedono due soldati inglesi occupanti.
2. Certamente condizionano il mio rapporto con la realtà, passata e presente.
3. Ho in mente molte fotografie, da quelle citate, a quelle del fotografo Roberto Doisneau. Soprattutto quella del bacio all’Hotel de Ville. Sono stato molto tempo a Parigi e questa foto mi trasmette sempre un’atmosfera assolutamente peculiare della città. Mi vengono poi in mente le immagini del film Schlinder list, e molte altre di film divertenti, come la serie dell’ispettore Clouseau, e poi Hollywood Party, i film di Totò, di cui sono un cultore, di Alberto Sordi…
4. Indubbiamente come documento storico.
5. Sì certamente.
6. Parlerei di etica soprattutto nell’uso delle immagini. Nei confronti dei bambini innanzitutto. Possono infatti avere effetti dirompenti su di loro e bisogna saper filtrare. Vi sono immagini apparentemente neutrali, che possono essere pericolose.
7. Per quanto riguarda l’educazione all’immagine, sono contrario al ricorso alla metodologia, di cui subiamo una vera e propria overdose, sotto l’influsso di un pedagogismo alquanto ossessivo. I ragazzi sono portati naturalmente al linguaggio delle immagini. L’importante è educare gli insegnanti a presentare le immagini in modo appropriato, e soprattutto è importante la scelta. Oggi – sarà banale dirlo – ma c’è troppa violenza, troppo splatter, e questo è il vero problema. Io ho due bambini piccoli, di 4 e 7 anni. Recentemente abbiamo loro comperato la riedizione dei cartoni animati di Heidi che piace loro tantissimo. Non esito a dire che sono più educative le immagini che vengono talora definite con ironia non molto intelligente “da libro Cuore”.
8. Non bisogna spiegare troppo a mio avviso. Anche proporre è difficile e si presta a infortuni. Si tratta piuttosto di scegliere preliminarmente, di selezionare, e questo è un compito che spetta agli adulti.

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