MOVIMENTI D’ARCHIVIO La straordinaria avventura del riciclo cinematografico, di Marco Bertozzi

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Fondazione Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico

Giovedì 9 aprile 2015, ore 18.30 – 21.30

Venerdì 10 aprile 2015, ore  9.30-21.30

AAMOD, Sala Zavattini – Roma, via Ostiense,106

L’iniziativa vuole riflettere sulla crescente importanza delle immagini d’archivio nell’elaborazione del cinema contemporaneo. Una prospettiva, quella del reimpiego, che appartiene al cinema sin dalla sua nascita ma che recentemente si è arricchita di nuove consapevolezze e ulteriori possibilità offerte dalla transizione al digitale. Un’attenzione al riciclo filmico capace di coinvolgere sequenze del cinema muto o frammenti televisivi, home movies o documentari scientifici. Infine, come insegnano Guy Debord o Jean-Luc Godard, l’intera storia del cinema, ormai considerata un immenso giacimento per scavi della visione migrante. Dunque una pratica contemporanea, ai confini di territori mutanti – il senso delle immagini, la loro proprietà (legale e culturale), la continua riscrittura della storia, la valorizzazione degli archivi, le politiche cinetecarie – che vogliamo affrontare in due giornate di studi.

Programma

L’iniziativa prevede tre sessioni sul tema del riuso dei materiali cinematografici d’archivio, a partire dal volume di Marco Bertozzi, Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate (Marsilio, Venezia 2013). Studiosi, registi, responsabili di archivi e un legale esperto di diritto d’autore cinematografico si avvicenderanno narrando e mostrando le loro esperienze e i loro progetti.

Giovedì  9 aprile 2015

Ore  18.30 – 21.30  – I Sessione

Saluti di Paola Scarnati, direzione Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico

Interventi sulla realizzazione del film Il treno va a Mosca (2013)

Marco Bertozzi – regista, docente di Cinema documentario e sperimentale -Università IUAV di Venezia

Paolo Simoni – direttore dell’Archivio nazionale del film di famiglia Home Movies

Proiezione del film Il treno va a Mosca, di Federico Ferrone e Michele Manzolini, montaggio di Sara Fgaier, realizzato a partire dai film conservati a Home Movies dei cineamatori Enzo Pasi, Luigi Pattuelli e Sauro Ravaglia, 2013, 70’

Saranno presenti l’autore Michele Manzolini e la montatrice Sara Fgaier.

Trailer

Venerdì 10 aprile 2015

Ore 9.30 II Sessione

Coordinamento e introduzione Marco Bertozzi

Interventi

Ugo Adilardi, regista, presidente Fondazione Aamod

Un archivio di immagini per resistere

Paolo Simoni, direttore dell’Archivio nazionale del film di famiglia Home Movies

Sperimentare il film amatoriale

Cecilia Mangini, regista

L’esercizio della memoria nel riuso dei materiali cinematografici

Ore 11.00

Presentazione del film La zuppa del demonio, di Davide Ferrario, in collaborazione con la Società Consortile OGR-CRT

Gli spazi delle OGR, le persone e gli archivi: un unico repertorio. La testimonianza dei luoghi e delle persone ne “La zuppa del demonio” di Davide Ferrario

Intervengono l’autore, Davide Ferrario, e Giancarlo Franceschetti, Società Consortile OGR-CRT

Proiezione del film La zuppa del demonio, di D. Ferrario, 75’, 2014

Trailer

Ore 13.30 Pausa pranzo

Ore 15.00 III Sessione

Coordinamento, Antonio Medici (critico cinematografico, direttore della Scuola di cinema Gian Maria Volonté)

Interventi

Pietro Montani, docente di Estetica, La Sapienza, Roma

L’estetica dei “nuovi” film d’archivio

Sara Fgaier, montatrice

Immagini voci e visioni dal privato alla “grande storia”

Gian Luca Picciotti, vicedirettore Rai Teche

Riutilizzare, riscrivere, divulgare la storia in televisione

Andrea Micciché, avvocato, presidente Nuovo Imaie

Riuso di immagini e diritto d’autore

Ore 18.30

Ilaria Fraioli (montatrice) e Giandomenico Curi (giornalista), Sul riuso d’archivio nel cinema contemporaneo (riflessioni a partire dal libro di Marco Bertozzi, Recycled cinema, Marsilio, 2013)

Ore 19.30Aperitivo

Ore 20.30

Proiezione del film “1960”, di G. Salvatores, 2010, 73’ 

Informazioni e conferma partecipazione

FONDAZIONE AAMOD

Via Ostiense, 106 – 00154 Roma

tel.(39) 06/57289551 – 06/5742872 e-mail: info@aamod.ithttp://www.aamod.it

 

Cinema delle origini e storia: inquadrare per comprendere

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Credo sia noto il legame molto stretto tra la nascita del cinema italiano e il suo “uso” per “educare”, finalizzato alla costruzione di una identità nazionale, attraverso la rappresentazione per esempio delle memorie e dei valori patriottici del Risorgimento, naturalmente secondo la sensibilità, le esigenze, le urgenze, i contesti storico-politici e sociali del tempo in cui i film sono stati realizzati. Non è un caso, come sottolinea Carlo Felice Casula che il primo film a soggetto della storia del cinema italiano sia stato La presa di Roma, di Filoteo Alberini del 1905[1]. Aspetti ampiamente ed esaustivamente indagati negli interessanti saggi del volume che accompagna il dvd con due film delle origini, restaurati nel 2005, Da La presa di Roma a Il piccolo garibaldino. Il volume, pubblicato dalla Gangemi nel 2007, è un ottimo strumento per gli insegnanti per comprendere il cinema delle origini come agente di storia, come fonte per comprendere la storia nel momento della sua produzione, quindi come strumento di narrazione storica e di uso pubblico della storia.

Giovanni De Luna sull’uso pubblico della storia e sul tema della «memoria ufficiale», ovvero della «memoria culturale», «non naturale», ma costruita, ha osservato che si tratta di una memoria che «può essere realizzata solo artificialmente […], per cui chi costruisce memoria sceglie di volta in volta, intenzionalmente, quali aspetti del passato sia necessario far vivere nel presente. Lo Stato in particolare lo fa avvalendosi di molteplici strumenti: libri di storia, manuali scolastici, monumenti, toponomastica, festività pubbliche, rituali politici [e, aggiungiamo noi, anche attraverso il cinema e i media]. La memoria ufficiale è dunque un progetto, una costruzione, è pubblica e non privata, normativa e non spontanea, collettiva e non individuale, e si presenta come la risultante di un ‘patto’ in cui è lo Stato a fissare i termini per cui ci si accorda su ciò che è importante trasmettere alle generazioni future»[2].

Alla costruzione di una memoria ufficiale il cinema italiano (non tutto il cinema) ha appunto contribuito (così come la letteratura e gli altri media) e continua a farlo, sin dalle sue origini. Un primo esercizio, nella scuola, di uso di queste fonti cinematografiche dovrebbe essere proprio finalizzato, una volta acquisite le abilità di decodifica del linguaggio specifico, allo svelamento della costruzione del consenso, della costruzione di un immaginario di memorie comuni “indotto”, anche grazie al confronto con la storia narrata nei manuali coevi – se possibile rintracciarli -, quindi con la storia raccontata nei manuali attuali.

Uno dei problemi principali a volte è quello del reperimento di questi film per il loro uso a scuola. Il mondo degli archivi di cinema è ricchissimo di fonti ormai in gran parte accessibili integralmente on line, a cominciare proprio dai film del periodo del muto, di cui si è perso circa l’80 % della produzione, come noto. Quasi tutte le cineteche italiane sia sul proprio sito, sia sui propri canali YouTube, o su piattaforme dedicate a progetti specifici, hanno pubblicato on line molti loro tesori (per esempio la Cineteca del Friuli). Non solo le cineteche italiane, ma anche, in misura maggiore, quelle di altri paesi, da più tempo attente all’educazione cinematografica nelle scuole, alla promozione dell’uso didattico delle fonti filmiche, soprattutto in Francia, in Gran Bretagna e negli Usa.

Purtroppo le risorse sul web sono  poco o affatto conosciute e utilizzate nelle scuole italiane, tranne le eccezioni. Tra l’altro, se si prende in considerazione il cosiddetto periodo del muto, potrebbero essere minori i problemi dei diritti per la fruizione, comunque ad uso educativo e culturale, quanto meno per le risorse pubblicate nella rete (spesso cadute in pubblico dominio, o messe a disposizione proprio per tali scopi dalle strutture di conservazione).

Ci si chiede, quindi, quanto gli insegnanti siano “pratici”, ovvero se conoscano o sappiano esplorare e consultare tali ricchezze sul web, pronte all’uso da parte loro, grazie alle LIM, ai tablet, alla rete in generale. Portali e siti, nonché blog, che si occupano di cinema e che pubblicano risorse specifiche, possono affiancare efficacemente i manuali di storia, rappresentando nuove metafonti, e nuove modalità per esercitare una public history anche in Italia. Temi affrontati dalla sottoscritta anche in Fonti filmiche, archivi, didattica (Il Mondo degli Archivi, agosto 2014).

Bisogna porsi il problema, inoltre, di come insegnare a riconoscere, nelle tante immagini prodotte, anche il loro valore estetico e poetico, oltre di documento.

Rispetto alla storia “pubblica” proposta nei manuali, è possibile costruire con i ragazzi percorsi diversi, esplorare punti di vista nuovi, anche attraverso l’uso del cinema del periodo del “muto”, operazione che potrebbe apparire più ardua, essendo il linguaggio e le forme espressive del cinema delle origini lontani dalla rappresentazione del “reale” proposta dal cinema successivo, dopo la scoperta del montaggio, del sonoro, e di ben altro ancora. Ma l’elemento di base del linguaggio cinematografico è rimasto sempre lo stesso: l’inquadratura. Sul concetto e la sperimentazione dell’inquadratura, a partire dai film delle origini, si possono costruire laboratori interessanti e divertenti con gli studenti. Prima ancora di analizzare i contenuti narrativi delle inquadrature nei vari quadri delle opere “mute”, sarà fondamentale far sperimentare, attraverso la costruzione di un visore (con scatole di cartone, quindi con l’uso finanche dei propri cellulari), l’atto dell’inquadrare, con tutte le riflessioni che comporta in termini di scelte di inclusione ed esclusione, scelte delle angolazioni, dei movimenti (non della macchina in tal caso) che si decidono di far svolgere all’interno della cornice che delimita lo spazio/tempo di una inquadratura, così come degli oggetti che si sceglie di inserirvi, ragionando quindi sul significato di tutte le scelte fatte.

Per un ragionamento su come i film agiscano nella costruzione del proprio immaginario, soprattutto con i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di I grado, può essere interessante, dopo aver mostrato loro per esempio i film citati, e aver spiegato l’inquadratura, chiedere di disegnare, così come li ricordino, i diversi quadri (e al loro interno le diverse inquadrature) dei film. Quindi confrontare e commentare i disegni, facendo riflettere su come ognuno di loro abbia privilegiato un aspetto piuttosto che un altro, e sul perché ne sia rimasto più colpito. Sono solo degli esempi veloci… Ai ragazzi più grandi per esempio, dopo una preparazione adeguata al linguaggio di base del film, si potrebbe proporre l’opera di cineasti artisti quali Gianikian e Ricci Lucchi che hanno lavorato e riusato, grazie all’invenzione della “camera analitica” e di ben altro, i film d’archivio del periodo “muto”, in particolare utilizzando i fotogrammi e le inquadrature dei film di Luca Comerio, realizzando opere come Dal Polo all’Equatore e la Trilogia sulla Grande Guerra.

Ancora, tra cinema e teatro, si potrebbe proporre ai ragazzi, organizzati in più gruppi, di costruire, anche con la scrittura, dei quadri viventi, che potranno essere ripresi con i mezzi a loro disposizione, cellulari e tablet, che raccontino, alla stregua dei primi film della storia del cinema, un fatto storico studiato sul manuale, chiedendo loro di intrecciare fonti differenti sull’argomento, ovvero di metterlo in scena. I diversi film verrebbero poi messi a confronto per far emergere le diverse scelte, modalità di rappresentazione, etc., ma soprattutto si potrebbe insegnare, in tal modo, anche l’importanza del lavoro collettivo, caratteristica peculiare di ogni opera/prodotto del cinema. L’aspetto produttivo, quindi anche industriale e commerciale di un’opera cinematografica, andrà anch’esso messo in risalto: per esempio spiegando le figure del produttore e del distributore, facendo riflettere i ragazzi su come pubblicizzerebbero i loro brevi film, ma soprattutto, per quale tipo di pubblico abbiano pensato o penserebbero di realizzarli. Il rapporto tra tecnologia, esigenze industriali, politiche, di propaganda, educative e culturali nel mondo del cinema è talmente stretto sin dalle origini, che non potrà non essere studiato e indagato nel mondo della scuola.

Lo scopo principale è sempre quello di stimolare i ragazzi, come gli adulti, una volta apprese le nozioni di base del linguaggio audiovisivo, soprattutto all’esercizio della riflessione, del dubbio, in altre parole ad interrogarsi, a cercare le proprie risposte su fatti, eventi, fenomeni storici e sociali. Per gli insegnanti, oltre che per i ragazzi, sarebbero importanti anche le visite alle principali Cineteche di conservazione del cinema muto (ma non solo) in Italia, forse le più importanti al mondo, e conoscere la storia anche del recupero, della salvaguardia, della valorizzazione del cinema dalle origini all’avvento del sonoro (naturalmente anche di quello successivo).

[1] Si veda C.F. Casula, Le fonti filmiche per l’insegnamento della storia, in L. Cortini (a cura di), Le fonti audiovisive per la storia e la didattica, Aamod-Effigi edizioni, 2014, p. 32.

[2] Cfr. G. De Luna, La Repubblica del dolore. Le memorie di un’Italia divisa, Feltrinelli, 2011, p. 21.

Gli anni del Vietnam 40 anni dopo… nei film d’archivio, di Giandomenico Curi

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Il Vietnam è il nome di un paese e di un popolo, non solo di una guerra.

La guerra del Vietnam è una guerra diversa da tutte le altre, per le vittime che ha fatto, per la durata infinita, per la grande eco che ha avuto in tutto il mondo, per la ferita enorme che ha lasciato nel popolo americano. Una guerra strana, mai dichiarata, che non ha una data d’inizio né una data di fine. Per tutti questi motivi è stata subito rimossa e dimenticata, soprattutto dagli americani (a parte qualche film commerciale, l’avanguardia e il cinema militante dei newsreel). Solo con gli anni il cinema è tornato a mano a mano a rivisitare quell’esperienza e quella storia, ogni volta in modo diverso.

Allora, a 40 anni dalla sua fine, potrebbe essere una buona occasione provare a raccontare di nuovo quello che è successo, utilizzando naturalmente quello che è da sempre lo strumento di comunicazione privilegiato dell’Archivio, cioè il cinema, a cominciare da quello documentario. Ci sembra un atto dovuto e importante, che ha impegnato e impegnerà gran parte delle energie dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, almeno fino alla data del 30 aprile 2015 (che richiama quella del 30 aprile 1975, quando gli ultimi americani furono costretti ad abbandonare Saigon).

Lo facciamo per non dimenticare il coraggio e l’eroismo di un popolo, la solidarietà e l’impegno di una generazione allora giovanissima (diventerà la generazione del Vietnam), per continuare un lavoro d’informazione che ci sembra fondamentale, per noi, ma soprattutto per le nuove generazioni. Tutto questo grazie a una raccolta di film sulla guerra in Vietnam forse tra le più importanti in Europa, tuttora in gran parte inedita.

Nel nostro progetto abbiamo individuato diversi campi di intervento e di iniziative (molti ancora in fase di messa a punto): le scuole secondarie, l’Università, i municipi con cui abbiamo contatti, le sale cinematografiche, il festival di Bari, rassegne e retrospettive a Roma (la Casa del Cinema a Villa Borghese) e in altre città (Milano, Cagliari, Napoli, Bologna) e così via.

Insomma diverse situazioni, per le quali vanno messi a punto materiali diversi. A cominciare naturalmente da quelli dell’Archivio, numerosi ma non tutti utilizzabili, per l’alto costo di restauro che necessitano e per l’impossibilità di utilizzarli per non metterne a repentaglio la conservazione. Da qui la ricerca di altri film, in gran parte inediti in Italia, di alcuni dei quali (una decina) abbiamo fatto un’edizione in lingua italiana, curando in prima persona la realizzazione dei sottotitoli in italiano, e una pubblicazione che accompagnerà la rassegna.

L’idea in definitiva era quella di creare dei veri e propri pacchetti da far circolare  per scuole, festival e ogni altra situazione culturale possibile.

Alcune indicazioni di massima sui contenuti (ripresi nel programma dettagliato che segue): il Vietnam secondo Ivens; i film dell’Archivio, da quello di Ugo Gregoretti ai vari film di montaggio; i 5 documentari di Santiago Àlvarez; il cinema USA visto attraverso due documentari di making of su due colossi hollywoodiani (Apocalypse Now e Platoon); il cinema francese della Nouvelle Vague (Lontano dal Vietnam); i film realizzati dai vietnamiti durante la guerra (anche questi custoditi presso l’Archivio audiovisivo); il nuovo cinema americano anni settanta del Novecento e i documentari di contro-informazione del movimento americano; ecc.

Per avere un’idea dell’intero progetto e della sua articolazione, forniamo a seguire il programma della rassegna che si terrà a Roma, alla Casa del Cinema, nel mese di aprile 2015 e che prevede 8 appuntamenti e 33 film.

[In anteprima, in calce, il film Sconfiggeremo il cielo, di Antonio Bertini e Sergio Nuti, Unitelefilm, 1972, inoltre la scheda del documento coeva alla sua distribuzione, e il testo dei dialoghi e del commento, ndr]

CASA DEL CINEMA (ROMA)

GLI ANNI DEL VIETNAM/40 ANNI DOPO

Programma generale

PRIMO INCONTRO

martedì 31 marzo/sala Deluxe/ore 20.30

Vietnam/giornata IVENS

1. Le ciel la terre/Il cielo la terra (Francia, 1965, 40min.)

2. Hanoi e Johnson piange/ep.Loin du Vietnam (Francia, 1967, 12min.)

3. Le 17.e parallele: la guerre du peuple/17.o parallelo: guerra di popolo (Francia, 1968, 113min.)

SECONDO INCONTRO

martedì 7 aprile/sala Kodak/ore16.00

Dietro le quinte di Hollywood “vietnamita”

1. Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse/Hearts of darkness. Diario dall’apocalisse (Usa, 1991, 96min.) di Fax Bahr, George Hickenlooper, Eleanor Coppola

2. A Tour of the Inferno: Revisiting ‘Platoon’/Platoon:Tour dell’Inferno (Usa. 2001, 53min.) di Charles Kiselyak, Jeff McQueen (2001).

TERZO INCONTRO

martedì 14 aprile/sala Kodak/ore 16.00

Vietnam/giornata SANTIAGO ÀLVAREZ

1. Hanoi, Martes 13Hanoi martedì 13 (Cuba, 1967, 38 min.)

2. L.B.J./ Lyndon B.Johnson (Cuba, 1968, 18min.)

3. 79 primaveras/79 primavere (Cuba, 1969, 25min.)

4. Abril de Vietnam en el año del gato/Aprile del Vietnam nell’anno del gatto (Cuba, 1975, 124min.)

QUARTO INCONTRO

martedì 21 aprile/sala Kodak/ore 16.00

Cinema vietnamita al tempo della guerra

1. Co Giao Hanh/La maestra Anna (Vietnam del Nord, 1966, 32min.) di Vu Pham Tu

2. Du kích Củ Chi/I guerriglieri di Cu Chi (Vietnam del Nord, 1967, 25min.)

3. Mien nam chien dau dau xuan 68/L’offensiva del TET (Vietnam del Nord, 1969, 28min.)

4. The road to the front/Vietnam: andando al fronte (Vietnam del Nord, 1969, 20min.)

5. Nhung Nguiet dan xu quang/Gli abitanti del mio paese natale (Vietnam del Nord, 1971, 35min.)

6. Em bé Hà Nội/La ragazza di Hanoi (Vietnam del Nord, 1975, 72min.) di Hai Ninh

QUINTO INCONTRO

Giovedì 23 aprile/sala Kodak/ore 16.00

I documentari “militanti” italiani

1. Vietnam chiama (Italia, 1965, 24min.) di Luciano Malaspina

2. Vietnam test (Italia, 1965, 20min.) di Antonio Bertini

3. Il Vietnam è qui (Italia, 1967, 17 min.) di Giuseppe Ferrara

4. Dal Nord e dal Sud per il Vietnam (Italia, 1968, 25min.) di Franco Taviani

5. Ho Chi Minh (Italia, 1969, 18min.) di Francesco Maselli e Luigi Perelli

6. Nixon a Roma (Italia, 1969, 8min.) di M. Rotundi/Mov. Studentesco Romano

7. Sconfiggeremo il cielo (Italia, 1972, 37min.) di Antonio Bertini e Sergio Nuti

SESTO INCONTRO

martedì 28 aprile/sala Kodak/ore 16.00

Il vietnam e il cinema francese

1. Loin du Vietnam/Lontano dal Vietnam (Francia, 1967, 120min.) di J.Ivens, W.Klein, J.-L. Godard, C.Lelouch, C.Marker, A.Resnais, ecc.

2. La Section Anderson/Il plotone Anderson (Francia, 1967, 65min.) di Pierre Schœndœrffer

3. Phim Phong Su/Wilfred Burchett in Vietnam (Francia/Vietnam, 1963/64, 44min.) di Wilfred Burchett e Roger Pic.

SETTIMO INCONTRO

giovedì 30 aprile/sala Kodak/ore 16.00

USA: le tante facce della guerra

1. Coming Home/Tornando a casa (Usa, 1978, 127min.) di Hal Ashby

2. The Fog of War: Eleven Lessons from the Life of Robert S. McNamara/ The Fog of War: La guerra secondo Robert McNamara  (Usa, 2003, 30min.) di Errol Morris (parte)

3. Winter soldier/Soldato d’inverno (Usa, 1971, 25min.) Comitato Winterfilm

4. La sixième face du Pentagone/La sesta faccia del Pentagono (Francia, 1980, 27min.) di Chris Marker

OTTAVO INCONTRO

giovedì 30 aprile/sala Deluxe/ore 20

Vietnam/giornata GREGORETTI

1.Vietnam: i giorni della vittoria (Italia,1975, 21min.) di A. Bertini e C. Bolli

2.Vietnam, scene del dopoguerra (Italia, 1975, 97min.) di Ugo Gregoretti

Informazioni: info@aamod.it (Il catalogo sarà disponibile da fine marzo 2015)

1915- 1975 Anni di guerra, anni di pace. I popoli della Terra hanno un sacro diritto alla pace: risoluzione ONU 39/11

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Con l’adesione del Presidente della Repubblica Convegno nazionale

a cura di 

Archivio Luce e Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico

Roma, 26 Febbraio 2015 – Complesso monumentale del Vittoriano – Ala Brasini

Presentazione 

L’Istituto Luce Cinecittà ha voluto organizzare un convegno dedicato al diritto alla pace nel  2015, perché anno carico di celebrazioni rivolte alle guerre. Una scelta attenta e consapevole.  Il diritto alla pace, se non sempre, spesso viene letto insieme alla definizione di guerra.  Possiamo analizzare i due fenomeni storici in antitesi, in modo indipendente o l’uno per mezzo dell’altro. La giornata sarà una riflessione sulla pace non solo partendo dalla guerra, ma considerandola come prospettiva autonoma, strumento di cambiamento sociale, di eliminazione delle disuguaglianze e di sviluppo economico e politico.

Programma

9.00 Saluti Enrico Bufalini e Ugo Adilardi

9.15 – 9.45 – Patrizia Cacciani – introduce e modera

La storia della pace 9.45 – 11.15

Antonio Papisca – titolare della Cattedra Unesco in Diritti umani, democrazia e pace presso Università di Padova

Dalla pace negativa alla pace positiva. L’impervio cammino del diritto alla pace

Arianna Montanari – Docente di Sociologia dei Fenomeni Politici presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma

Pace o guerra: il ruolo degli stereotipi nazionali nelle relazioni fra stati  

Paolo Massa – Direttore archivio storico de La Camera dei Deputati

“L’Italia ripudia la guerra”: l’articolo 11 della Costituzione nei lavori dell’Assemblea Costituente

La memoria nelle storie di pace 11.45 – 14.15

Elda Guerra –  Responsabile dell’ Archivio del Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne di Bologna –

Il dilemma della pace: visioni ed azioni di donne nella Guerra Mondiale

Alberto Bertone – L’INCONTRO periodico indipendente – Torino

Obiettori di coscienza in tempo di guerra e in tempo di pace. «Neutralità fra le forze in contrasto»

Massimo Valpiana – Presidente nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la non violenza di Verona e direttore della rivista mensile “Azione nonviolenta”, fondata nel 1964 da Aldo Capitini

In cammino per la nonviolenza: Aldo Capitini oltre la Perugia-Assisi

Agostino Burberi – Vice presidente della Fondazione Don Milani –

L’obbedienza non è più una virtù

Paola Scarnati – Direzione Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico

Il cinema di pace di Zavattini. Il cinema contro la guerra in Vietnam

14.15-15.15 pausa pranzo

Educazione alla pace

Federico Pirone – Assessore alla cultura comune di Udine

Progetto Dalla Grande Guerra alla Grande Pace. Educazione alla cittadinanza democratica

Francesco Pugliese – Docente presso l’Istituto Martino Martini di Mezzolombardo Trento

La mostra itinerante “Abbasso la guerra”

16.15 -17.30 Proiezione inediti film dell’Archivio Luce e dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico 

In calce alcune anteprime, la prima riguarda un film dell’Aamod del 1972 sul Vietnam, la seconda un film del Luce sul decennale dell’ONU.

Si segnala: “Didattica della storia e laboratori digitali. La guerra dei trent’anni (1914-1945)”

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Convegno Nazionale INSMLI – Torino 26-27-28 febbraio. Campus Luigi Einaudi, lungo Dora Siena, 100

Il Convegno pone al centro l’utilizzo delle nuove tecnologie (in particolare i webware, i software liberi presenti in rete, e l’ambiente digitale nel suo complesso) come strumenti e ambienti per sviluppare una didattica della storia partecipativa e laboratoriale. Il nodo storiografico affrontato nelle tre giornate è la “Guerra dei trent’anni 1914-1945”. Sia l’utilizzo delle nuove tecnologie sia gli aspetti specifici del tema storico sono modulati per le scuole di ogni ordine e grado.

Punto qualificante del convegno vuole essere l’offerta di concreta formazione per gli insegnanti all’utilizzo di strumenti digitali, intesi non come un semplice altro “luogo” dove trasferire contenuti cartacei, quanto come dimensione in cui sperimentare didattiche innovative. Di conseguenza le tre giornate di lavoro sono così articolate: il primo giorno viene introdotto il tema storiografico e discussa l’offerta digitale dell’editoria scolastica, soprattutto riguardo al periodo 1914-1945. Nella seconda giornata sono previsti quattro laboratori digitali ripetuti mattino e pomeriggio in modo che ogni iscritto possa frequentarne due. Nella terza giornata vi saranno quattro gruppi di discussione su temi didattici e storiografici per rendere attivo il dialogo fra esperti e iscritti.

Programma [Pdf] Scheda iscrizione [doc]

“Luce per la didattica” e gli immaginari locali: un seminario sulle fonti fotografiche e filmiche nel reatino

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Luce per la Didattica è un progetto dell’Archivio Luce, che prevede attività specifiche per le scuole di territori e comunità locali: nel solco della “vocazione” all’educazione, oltre la propaganda, dell’Istituto Nazionale Luce. Vocazione che ha consentito all’Istituto, tra le altre, di entrare a far parte del Registro Memoria del Mondo. Da memoria del mondo a rappresentazione, attraverso le fonti fotografiche e cinematografiche, di tante storie nella storia, nelle comunità locali. 

Obiettivo principale del progetto sarà quello di scoprire e “svelare”, insieme a insegnanti e ragazzi, le numerose storie raccontate nell’immenso patrimonio visivo del Luce, di interrogare queste fonti per confrontarle soprattutto con quelle conservate localmente, per comprendere il senso della costruzione di memorie pubbliche e private.

Il primo progetto del 2015 di Luce per la Didattica, il cui portale sarà presto reso pubblico sul web, sarà realizzato in collaborazione con l’Archivio di Stato di Rieti e si svolgerà in tre giornate tra marzo e aprile.

Si tratterà di un seminario di approfondimento sull’importanza delle fonti filmiche e fotografiche per la scuola e per l’insegnamento della storia. L’iniziativa prevede  una prima giornata seminariale sulla storia locale e la storia dei linguaggi cinematografici e fotografici, quindi di riflessione sull’importanza della valorizzazione delle memorie locali intrecciate alla “grande” storia. Seguiranno, a distanza di circa venti giorni – durante i quali i partecipanti reperiranno le fonti presso i propri archivi di famiglia, nonché di enti e associazioni locali –  due laboratori di analisi e riuso didattico soprattutto dei documenti raccolti (fotografie, film amatoriali, cartoline, registrazioni sonore, lettere e diari).

Le metodologie di trattamento e valorizzazione privilegeranno, in sede di laboratorio, soprattutto le fonti relative alla storia pubblica, o privata che si fa pubblica, i luoghi/eventi chiave delle comunità locali, rappresentativi della socialità e dei riti collettivi nel reatino: la “chiamata alle armi” per la Grande Guerra, le piazze e i monumenti, le feste private e collettive, laiche e religiose, il lavoro collettivo, la rivoluzione verde di Strampelli e la battaglia del grano, il turismo e la montagna del Terminillo, i fenomeni di emigrazione/immigrazione, l’arrivo della “modernità”, le trasformazioni sociali.

L’iniziativa sarà rivolta agli insegnanti delle scuole medie superiori di I e II grado, ai docenti universitari, a ricercatori, educatori, formatori, operatori culturali del territorio. Le attività di laboratorio saranno finalizzate all’acquisizione di competenze anche delle tecniche di messa in sicurezza dei supporti delle fonti raccolte e di catalogazione dei documenti su piattaforme web based.  Infine, i partecipanti saranno coinvolti nella ideazione, organizzazione, realizzazione direttamente sul web, di racconti/percorsi, che, con l’uso delle fonti raccolte, narrino o restituiscano memorie dimenticate o invisibili. L’Archivo Luce metterà a disposizione i propri materiali foto-cinematografici sui temi indicati, per confrontarli con i materiali iconografici custoditi presso gli archivi locali, statali, pubblici, privati, nonché le proprie piattaforme on line di catalogazione, di valorizzazione per la didattica, le proprie banche dati. Verrà realizzato un sito on line, aperto e in aggiornamento sistematico, accessibile dal portale “Luce per la didattica”, denominato “Didattica Luce in Sabina”, che potrà continuare ad essere implementato, successivamente agli incontri seminariali, anche autonomamente da insegnanti e studenti.

L’iniziativa è a cura di Patrizia Cacciani, Letizia Cortini e Roberto Lorenzetti.

Programma_Seminario_Luce_ Archivio_Stato_Rieti (Rieti, 27 marzo/16-17 aprile 2015)

I racconti del lavoro invisibile. Un progetto storico-documentario, artistico, di riuso creativo delle immagini e delle parole

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Comunicato a cura di Cristiana Scoppa, Associazione PER e Aurora Palandrani, Fondazione AAMOD

Cominciano il 29 gennaio, alla Casa internazionale delle donne, I racconti del lavoro invisibile, percorso multi-mediale di ricerca e rappresentazione della femminilizzazione del lavoro come paradigma che ha trasformato il modo di lavorare, le richieste – o le pretese? – del mercato del lavoro per tutti/e, in questi tempi precari. Perché cura, capacità di gestire le relazioni e risolvere problemi, spirito di sacrificio, gratuità, flessibilità, mobilità, multitasking – che sono oggi competenze richieste a tutte le persone, sia uomini che donne – sono storicamente caratteristiche proprie del cosiddetto “lavoro di cura”che le donne hanno sempre fornito – senza retribuzione – nella propria casa e per la propria famiglia. E che hanno portato nel mercato del lavoro, quando hanno cominciato a entrarvi in massa.

I Racconti del lavoro invisibile è un progetto promosso dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico(AAMOD), in collaborazione con l’associazione Per, il magazine online Babelmed e la Casa internazionale delle donne di Roma. Il progetto è finanziato dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione artistica – Dipartimento Cultura di Roma Capitale, e fa parte delle iniziative “Roma d’inverno”. Con questo progetto l’AAMOD intende valorizzare in maniera innovativa le preziose, e perlopiù inedite, fonti storiche cinematografiche del suo immenso archivio, facendole interagire con i percorsi tracciati:

– dall’artista Maria Chiara Calvani, che percorre la città raccogliendo, registrando e mappando i gesti del lavoro di cura, fuori dai luoghi domestici

– dell’audio documentarista Andrea Giuseppini, che rintraccia le voci e i suoni del lavoro invisibile nei luoghi che pure frequentiamo, primo fra tutti la stessa Casa internazionale delle donne

– dai/lle partecipanti del laboratorio teatrale guidato da Olivier Malcor e Teresa Di Martino che si svolgerà presso la Casa internazionale delle donne sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio, per poi allestire uno spettacolo di teatro-forum il 7 febbraio, alle ore 21

– dalle associazioni Asinitas, Assomoldave e Strane Straniere con cui saranno organizzate delle proiezioni di film dell’AAMOD riservate alle donne immigrate che partecipano alle loro attività, per cogliere il loro sguardo contemporaneo sull’Italia del lavoro di ieri

– dai/lle partecipanti al laboratorio audiovisivo curato da Antonio Venti e Carlo Antonicelli finalizzato alla produzione dei contenuti per una installazione in 3D mapping e realtà aumentata all’interno della Casa internazionale delle donne, dal 26 al 28 febbraio 2015.

Nei 4 incontri dedicati a Parole e immagini il progetto percorrerà la storia della femminilizzazione del lavoro tra ieri e oggi. Primo appuntamento il 29 gennaio alle ore 17.30 con C’era una volta la fabbrica. Si prosegue il 5 febbraio, stessa ora, con Volevo i pantaloni; il  12 febbraio si racconta Il lato invisibile della migrazione, per finire il 19 febbraio con Mi piego ma non mi spezzo sulle strategie per far fronte alla crisi occupazionale.

Ogni appuntamento permetterà di apprezzare uno o più film dell’AAMOD e un film documentario o un audio documentario di produzione recente, mentre il dialogo con il pubblico sarà affidato ad autori e autrici di romanzi, saggi e reportage giornalistici che hanno contribuito a svelare la trasformazione del mondo del lavoro da quando le donne vi hanno fatto ingresso.

Venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 febbraio

–          le pareti del cortile saranno animate dalle 17.30 alle 23 da una proiezione in 3D mapping che remixa materiali conservati presso l’AAMOD e nuovi percorsi audiovisivi, per raccontare la trasformazione del lavoro dal punto di vista delle donne

–          una serie di QR codes, disseminati nei diversi ambienti della Casa, permetteranno di accedere ad altri Racconti del lavoro invisibile attraverso smartphone e tablet, per una esperienza di realtà aumentata

–          tre installazioni sonore a cura di Andrea Giuseppini nelle celle permetteranno una suggestiva immersione nel lato nascosto del lavoro

–          una mappa interattiva, un video e un libro d’artista presenteranno – sempre alle ore 21 – il resoconto creativo delle perlustrazioni urbane di Maria Chiara Calvani.

Il sito www.iraccontidellavoroinvisibile.it renderà conto di tutto il percorso creativo, rendendo visibile il fare dietro le quinte del progetto, come pure – attraverso uno speciale Focus – il percorso di riflessione teorica e ricerca, delle donne e non solo, che oggi offre una prospettiva nuova per guardare alle trasformazioni del mercato del lavoro – e della vita –  in corso.

Tutti gli eventi.

Facebook: I racconti del lavoro invisibile

Twitter: #iraccontidellavoroinvisibile

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