Getty Images

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“Condividi più di 50 milioni di immagini. È semplice, legale e gratuito.”

E “immaginate” quanti percorsi didattici si potrebbero creare, sebbene la ricerca e la selezione non siano semplicissime. Come per Youtube è possibile incorporare le immagini del Getty, con i dati sulla provenienza, gli autori (eventuali) e poche altre informazioni. Si promuove così una diffusione virale delle immagini ma anche dell’Istituto e del patrimonio, a scopi innanzitutto commerciali. Comunque un’operazione intelligente… Naturalmente gli usi delle immagini debbono essere culturali e gratuiti.

Si può partire da questa pagina: Foto d’archivio. Archivio globale contenente i momenti culturali, i luoghi e le personalità salienti della storia e del presente

Approfittiamone, … per salutare l’estate.

Hulton Collection

View image | gettyimages.com

Luce per la didattica. Un progetto di diffusione dell’uso delle fonti audiovisive e fotografiche nelle scuole

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Un progetto ambizioso, Luce per la didattica, al quale la sottoscritta collabora insieme alla collega e amica, Patrizia Cacciani, responsabile dell’Ufficio studi e ricerche dell’Archivio storico Luce Cinecittà. Grazie proprio alla determinazione e alla fiducia di Patrizia, che ha creduto fortemente nel progetto, così come il direttore dell’Archivio Luce, Enrico Bufalini, è stato possibile mettere a punto un articolato programma di iniziative, che continua a mano a mano ad arricchirsi.

Il progetto è autofinanziato totalmente dall’Archivio Luce Cinecittà e si avvale della collaborazione, di volta in volta, di diverse istituzioni locali.

Come noto, l’Archivio Luce è tra i più importanti al mondo per il patrimonio storico cinematografico e fotografico integro e unico che conserva e che ha quasi interamente digitalizzato e reso disponibile on line. Proprio questa ricchezza e questa specificità ne hanno consentito l’iscrizione al registro Memory of the world dell’Unesco nel 2013.

La singolarità dell’iniziativa, rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, agli insegnanti in primo luogo, quindi agli studenti, nonché agli operatori culturali, sta nel coinvolgimento innanzitutto delle comunità locali, per l’organizzazione di seminari finalizzati al recupero e alla valorizzazione delle memorie, ma anche delle storie dei territori, attraverso l’uso delle fonti visive, sia di quelle reperite in loco, che di quelle custodite nei giacimenti dell’Archivio Luce.

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Ricco di percorsi, di contenuti e di storie, spesso molto emozionanti, il portale territoriale Didattica Luce in Sabina è il primo realizzato, dopo le giornate di formazione svolte a Rieti, nella primavera scorsa, in collaborazione con l’Archivio di Stato e il suo direttore, Roberto Lorenzetti. Il successo dell’iniziativa ha portato all’organizzazione di una seconda edizione, che si svolgerà nell’autunno 2015.

L’offerta didattica, molto articolata, viene di volta in volta concordata e mirata sulla base delle suggestioni, degli interessi, dei suggerimenti provenienti dai territori coinvolti e dalle persone che li rappresentano. Le metodologie, già sperimentate, prevedono delle giornate di formazione in loco, durante le quali, oltre a lezioni frontali di alfabetizzazione al linguaggio filmico e fotografico, alle pratiche di ricerca e selezione nel web di risorse digitali, si svolgono attività di individuazione e recupero di fonti presso famiglie, persone, enti territoriali. Le fonti vengono poi analizzate e contestualizzate nei laboratori, quindi presentate, raccontate, utilizzate per narrazioni storiche, per la costruzione di percorsi tematici, sui portali appositamente costruiti di volta in volta e implementati dagli stessi partecipanti ai corsi. A ciò si affianca anche un’attività di informazione di base sulle pratiche migliori per il trattamento conservativo e la catalogazione di queste fonti.

Molte iniziative sono in corso e in programma. Si invitano gli insegnanti e tutti gli interessati ad esplorare il sito Luce per la didattica e i portali territoriali, a cominciare da Didattica Luce in Sabina. Si sottolinea ancora la gratuità di tutti i corsi e la disponibilità a collaborare a progetti condivisi con i docenti e gli operatori culturali interessanti (che lavorano presso archivi, biblioteche, musei, centri di documentazione).

La pagina facebook di Luce per la didattica.

Per una “Public History” italiana nei luoghi della Guerra Civile (1943-1945), di Serge Noiret

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La diffusione di una public history anche in Italia non è solo una necessità, ma risponde anche a un bisogno di “godimento” maggiore, nella comprensione e nella consapevolezza, del nostro presente, grazie a una più corretta “visione” delle tracce, anche quelle dissonanti, del nostro passato.

Nel giorno della festa della Repubblica, propongo la lettura di un primo interessantissimo saggio-percorso sui luoghi/documenti della Guerra civile in Italia, del maggiore studioso di public e di digital public history in Italia (e non solo), Serge Noiret. [ndr]

“Gli storici di professione partecipano attivamente ai dibattiti pubblici nei media e la storia viene celebrata nelle pubbliche piazze. Allo stesso momento, una densa rete di istituzioni e di media si dedicano ai beni culturali, alla storia e al patrimonio storico-culturale, aiutando così a confrontarsi con il ruolo che la storia e la memoria recitano nella sfera pubblica. In questo modo, il campo disciplinare della Public History in Italia e in Europa è legato alle identità collettive a diversi livelli: dalle memorie locali alla costruzione di “Heimaten” o luoghi di memoria regionali, nazionali e pan-Europei. I luoghi storici, le piazze, i monumenti, i paesaggi, posseggono tutti un loro significato storico locale, regionale e nazionale che aspetta il lavoro dei “public historians”, gli storici pubblici, per incontrare l’interesse delle diverse comunità che li circondano e che cercano di interpretare il passato anche grazie a chi fosse in grado di decifrarlo. Gli Europei –ma questo è vero in tutti i continenti- cercano di conservare, proteggere ed interpretare le loro storie, le loro identità e tradizioni multi-dimensionali e le testimonianze diverse dall’archeologia alla storia orale, che ne rendono conto. Questa ricerca passa attraverso la pratica della Public History.” [continua a questo link, ndr]

Un ringraziamento speciale al Prof. Serge Noiret per la possibilità di pubblicare il suo saggio e soprattutto per la sua attività di sensibilizzatore in Italia per la promozione della public history.

Era ed è ancora così? Piero Bevilacqua sull’insegnamento della storia, 1997

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A proposito dell’insegnamento della storia, Piero Bevilacqua osservava, nella seconda metà degli anni novanta, come:

“All’interno delle scuole, ad esempio nelle medie superiori […] l’introduzione degli allievi ai fatti della storia è molto simile a un viaggio nel regno dei morti. Si chiede ai ragazzi di intraprendere questa discesa agli inferi, ma senza nessun tremore né emozione. I morti da interrogare sono proprio stecchiti e non comunicano neppure il fremito eccitante della paura. La storia che si insegna nella scuola italiana è la storia dei manuali, vale a dire la storia dei fatti”.

Nello stesso volume, Bevilacqua rilevava:

“Non dimentichiamo, peraltro, che oggi nuove espressioni di informazione storica premono alle porte, con il desiderio di farsi ascoltare, di entrare nella scuola con la loro travolgente forza comunicativa. Pensiamo alla documentazione filmica. Il secolo che sta per finire ci lascia un’immensa eredità di immagini dei fatti memorabili, ma anche della vita quotidiana, dell’ultima stagione dell’età contemporanea. Che posto assegneremo a questo gigantesco deposito di memorie nell’economia dell’insegnamento scolastico?“, ibid. p. 24, [grassetto, ndr]

P. Bevilacqua, Sull’utilità della storia per l’avvenire delle nostre scuole, Donzelli editore, 1997, p. 18.

Disagio mentale e reclusione. Alcune fonti visive

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R. Lorenzetti, Manicomio di Rieti,  anni settanta

R. Lorenzetti, Manicomio di Rieti, anni settanta

Di grande interesse l’articolo pubblicato oggi sul portale Luce per la Didattica, dedicato alle immagini di Roberto Lorenzetti, direttore dell’Archivio di Stato di Rieti, nonché fotografo di talento e con sensibilità speciali, che negli anni settanta ha realizzato dei reportage di denuncia sociale nel territorio. Tra questi, quello dedicato al manicomio di Rieti. L’articolo ne menziona la storia e propone un confronto tra le immagini di Lorenzetti e quelle, più note, di Franco Berengo Gardin, nonché con alcuni servizi de La Settimana Incom sul tema, tutti circoscritti fino agli anni cinquanta.

Forse pochi conoscono la figura di Riccardo Napolitano, fratello di Giorgio Napolitano, documentarista e infaticabile operatore culturale, prodigatosi fino alla fine dei suoi giorni per la diffusione della cultura cinematografica, come strumento di indagine e conoscenza, nonché di denuncia della realtà. E’ suo un film del 1966 dedicato alle condizioni all’interno di un ospedale psichiatrico e alla legge del 1904, la numero 36, “che si basava sul concetto di pericolosità e inguaribilità del malato e sul ricovero coattivo che assomigliava piuttosto a una detenzione in carcere”. I volti delle persone disagiate qui non sono mostrati, ma le loro mani sì… Conservato in diversi archivi audiovisivi il film è ora disponibile alla visione su YoutTube, a questo link.

Propongo quindi la visione di un film documentario del 1968 custodito presso l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, i cui sguardi, del regista Michele Gandin e di Carla Ongaro, moglie di Franco Basaglia, autrice del commento del film, raccontano una realtà diversa, incredibilmente diversa da quella narrata dai film Incom e Luce …

La porta aperta, regia di Michele Gandin, Nexus Film, 1968

Molto efficace anche l’inchiesta che segue, promossa nel 1971 dall’allora Pci sugli ospedali psichiatrici. Non poche immagini di questo film richiamano quelle di Lorenzetti, o viceversa…

Di grande impatto anche il documentario di Gianni Serra, Fortezze vuote, del 1975.

Per una storia della psichiatria in Italia, si veda questa pagina. Il documentario che segue ricostruisce le attività e le battaglie di Franco Basaglia e di Psichiatria democratica.

Per conoscere le biografie e le storia di Franco Basaglia e di sua moglie Franca si consulti il sito della Fondazione Basaglia.

Si segnala infine un interessante articolo relativo al recupero e alla valorizzazione degli archivi privati di Franco Basaglia e della moglie, di Leonardo Musci.

A questo link la visione integrale della fiction televisiva Rai, C’era una volta la città dei matti, del 2010, dedicata alla vita e alle attività di Franco Basaglia, interpretato da Fabrizio Gifuni.

Appuntamento con Cesare Zavattini… che emozione!

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Ritratto di Zavattini scrittore e…

Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, 11 maggio 2015, ore 18.00

Sala Zavattini – Roma, via Ostiense 106

Quanti conoscono, in particolare nelle scuole, l’opera poliedrica di Cesare Zavattini? La sua infinita creatività non solo come sceneggiatore e autore di cinema, ma anche come scrittore, artista, regista, editore, operatore culturale, giornalista, fotografo, solo per citare alcune sue attività? Nelle scuole, per quanto possa essere incredibile, non è studiato e in pochissime antologie sono inseriti suoi testi letterari, poetici, in molti casi d’avanguardia. Tanto meno, purtroppo, sono visti i suoi film.

Ecco un’occasione unica, soprattutto per gli insegnanti e gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, per conoscere questo personaggio epico e fiabesco, importantissimo per la storia della cultura italiana, padre del neorealismo, e di tanto altro…

Nella giornata di lunedì 11 maggio, presso la sede dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, due studiose di letteratura e di cinema, Silvana Cirillo e Stefania Parigi, un regista quale Daniere Vicari, insieme a Gualtiero De Santi, autore del volume su Zavattini “scrittore”, interverranno per riflettere sull’opera e per ribadire – o far conoscere? – l’attualità di Za (Parliamo tanto di Za, di Virgilio Tosi).

Verranno proiettati due film imperdibili soprattutto per i ragazzi, che avranno modo di accostarsi a questa figura conoscendola direttamente… in tutta la sua esplosiva fisicità.

Per chi volesse nel frattempo documentarsi sulla vita e le opere di Cesare Zavattini, segnaliamo il sito dell’archivio dello scrittore, dove poter consultare carte, leggere la biografia, vedere e ascoltare video testimonianze: http://www.cesarezavattini.it/.

L’archivio della Fondazione Aamod conserva numerosi film ispirati, ideati, realizzati da Cesare Zavattini, che per tanti anni è stato il primo presidente dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. I documenti cinematografici sono soprattutto di non fiction, documentari e cinegiornali, a testimonianza di un’altra attività poco nota di questo grande personaggio, conosciuto soprattutto per i film di finzione, neorealisti, tanto da essere considerato da numerosi registi, più e meno giovani, un padre anche del cinema documentario e delle sue più profonde istanze.

In calce, un video visionabile sul canale youtube dell’Aamod, relativo a due film di non fiction di Zavattini sul tema dei campi di sterminio e della bomba atomica. Antesignano della promozione di una diffusa, pregnante, autentica cultura della pace, infatti, questo tema è stato per Zavattini forse la passione politica, umana, civile (oltre che l’impegno) più importante della sua vita, a cominciare dalla sua diffusione attraverso il cinema. Celebre il suo Cinegiornale della Pace, del 1963. Qui il link a una scheda descrittiva del documento, a cura dell’archivio audiovisivo Aamod.

Programma lunedì 11 maggio 2015

Cesare Zavattini: attualità di un autore

Intervengono:

Gualtiero De Santi, autore del libro “Ritratto di Zavattini scrittore”

Silvana Cirillo, docente, studiosa di letteratura e cinema

Stefania Parigi, docente, studiosa di cinema

Daniele Vicari, regista, direttore artistico della Scuola di cinema Gian Maria Volonté

Proiezione dei film

Zavattini e … il campo di grano con corvi di  Van Gogh, di Luciano Emmer, 1972, 14’

Attraverso il “pedinamento” di Zavattini, Emmer “insegue” Van Gogh nei campi, nella sua misera casa, cerca le intime ragioni dell’ultimo definitivo gesto. Zavattini commenta il capolavoro del pittore olandese, esposto al museo Stedelijk di Amsterdam, ne illustra la storia e le caratteristiche pittoriche.

La lunga calza verde, di Roberto Gavioli, 1961, 21’. Si ringrazia l’Archivio storico dell’Istituto Luce Cinecittà

Cortometraggio di animazione nel centenario dell’unità d’Italia. Le vicende del Risorgimento italiano – le imprese di Garibaldi, l’amor patrio dei “carbonari”, la nascita del corpo dei bersaglieri, le frivolezze della corte austriaca di Francesco Giuseppe – sono “lavorate a maglia”, come una calza, da Cavour, visto come un “tessitore”.

***

Il volume di Gualtiero De Santi, Ritratto di Zavattini scrittore, Imprimatur ediz., 2015

“Cesare Zavattini (Luzzara 1902- Roma 1989), protagonista della cultura letteraria e cinematografica del Novecento, è scrittore originalissimo e, forse anche per questo, ancora in attesa di un risarcimento critico. Ha sempre cercato le parole per farne prodigi e miracoli: parole che consentissero di rinvenire le radici e di ‘riudire rimbombi dell’infanzia’, ma anche di dire la verità, quella verità che ha cercato nelle piccole e grandi realtà, attraverso la scrittura, il cinema, il teatro e la pittura. Gualtiero De Santi in questo libro ne recupera e analizza il percorso di scrittore, dagli esordi giornalistici agli ultimi libri sperimentali e d’avanguardia, attraverso quelli ‘umoristici’, quelli fotografici e di poesia”.

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